Sì è proprio così: la “brocanteuse” autentica, come la collezionista, non molla mai ed è sempre alla ricerca di qualcosa; guarda con molto interesse dappertutto, scruta anche tra le cianfrusaglie che gli amici vogliono buttare . . . non si sa mai.
Se poi si imbatte, andando a passeggio per il proprio paese, in un negozio dell’usato, allora è festa.
E lo è per una serie di motivi:
i negozi dell'usato effettuano un tipo di commercio che si basa su un concetto semplice ed ecologico, che consente a chi non usa più un certo oggetto di venderlo per renderlo disponibile invece a chi può ancora apprezzarne l’utilizzo.
Si raggiungono così almeno tre obiettivi interessanti:
un introito economico per il venditore che, in caso di vendita, riceve denaro contante;
un risparmio da parte di chi compra sul prezzo di mercato;
una seconda vita all’oggetto in un sistema etico-solidale; infatti l’oggetto non viene smaltito in discarica o peggio ancora abbandonato, con conseguente salvaguardia del territorio.
Ed è con piacere che dedico questo post ad un nuovo negozio dell’usato, il primo aperto a Valdagno (Vi) a fine agosto dello scorso anno : il “Bottegone dell’Usato” .
E’ gestito da due ragazze giovani, simpatiche e spigliate: Renza e Socia (NB: in foto c'è Renza; la Socia preferisce non apparire in video o in voce).
Ovviamente, contagiata come sono dal virus del collezionista, quando posso non manco di fare una capatina.
Le foto, scattate col cellulare, non rendono giustizia né al negozio, né alle titolari; se vi trovate a passare da Valdagno, vi consiglio di fare un giro.
Non c’è la pretesa di acquistare il pezzo “antiquariale”, ma vi si può trovare anche qualcosa di particolare.
Ad esempio io ho acquistato un servizio di piatti di porcellana Bavaria stupendo, che ho voluto regalarmi per il mio compleanno, e qualche settimana fa anche le tazzine da caffè ed il trittico caffettiera, lattiera e zuccheriera che sono nella foto. C’è anche il marchio, nel caso qualche blogger esperta mi sappia dire qualcosa di più.
A Renza e Socia, che spero prima o poi leggano il post, un augurio speciale di continuare l’attività con immutato entusiasmo.
Vedi anche:
Creattivando: Contagiati dal virus del collezionista
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giovedì 26 maggio 2011
martedì 19 aprile 2011
une seconde chance: pourquoi pas?
Trovo interessante, se ho un po’ di tempo a disposizione, fare un giro presso i mercatini dell’usato della mia zona: si trovano spesso in capannoni che sono gelidi in pieno inverno, ma che traboccano di oggetti, mobili, tele un po' bruttine, lampadari, abiti, calzature, borse. Non hanno pretesa di vendere il pezzo “antiquariale”, ma vi si può trovare a volte qualcosa di particolare, soprattutto per chi è collezionista.
Questo tipo di commercio mi piace perché favorisce la sostenibilità è si basa su un concetto semplice ed ecologico, che consente a chi non usa più un certo oggetto di venderlo per renderlo disponibile invece a chi può ancora apprezzarne l’utilizzo.
Si raggiungono così almeno tre obiettivi interessanti:
Un introito economico per il venditore che grazie alla vendita riceve denaro contante;
Un risparmio da parte dell’acquirente sul prezzo di mercato;
Una seconda vita all’oggetto in un sistema etico-solidale, che non viene smaltito in discarica o peggio ancora abbandonato, con conseguente salvaguardia del territorio.
Si tratta di realtà in franchising, che sono ormai un po’ ovunque; nella mia zona alcuni sono con il marchio Mercatopoli, altri con il marchio Mercatino.

Ecco, il mio sogno nel cassetto è proprio quello di aprire uno di questi negozi, magari dandogli un’impronta vintage.
Sognare non costa nulla, tanto che ho già scelto anche il nome: “une seconde chance“. Ma avrei sicuramente qualche difficoltà a vendere alcuni oggetti e a non trattenerli per me.
Questo tipo di commercio mi piace perché favorisce la sostenibilità è si basa su un concetto semplice ed ecologico, che consente a chi non usa più un certo oggetto di venderlo per renderlo disponibile invece a chi può ancora apprezzarne l’utilizzo.
Si raggiungono così almeno tre obiettivi interessanti:
Un introito economico per il venditore che grazie alla vendita riceve denaro contante;
Un risparmio da parte dell’acquirente sul prezzo di mercato;
Una seconda vita all’oggetto in un sistema etico-solidale, che non viene smaltito in discarica o peggio ancora abbandonato, con conseguente salvaguardia del territorio.
Si tratta di realtà in franchising, che sono ormai un po’ ovunque; nella mia zona alcuni sono con il marchio Mercatopoli, altri con il marchio Mercatino.
Ecco, il mio sogno nel cassetto è proprio quello di aprire uno di questi negozi, magari dandogli un’impronta vintage.
Sognare non costa nulla, tanto che ho già scelto anche il nome: “une seconde chance“. Ma avrei sicuramente qualche difficoltà a vendere alcuni oggetti e a non trattenerli per me.
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