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giovedì 2 febbraio 2017

2 febbraio - il rito della Candelora


 
Proprio stamattina, di ritorno dall'ennesimo “giretto” in ospedale, alla mamma, mia unica memoria storica, è venuto in mente che oggi si celebra il rito della ”seriola” meglio noto come Candelora.
Alle mie richieste di spiegazioni ha bonfochiato che non si ricordava bene, che riguardava la benedizione alle candele e che c'era un detto popolare collegato alla festa. 
(Al dì della seriola dall'inverno semo fora, ma che sia nuvolo o che sia seren per quaranta dì ancora ghinavem)

Non ci credevo, mi pareva una cosa strana e appena ho potuto sono andata in cerca di notizie.

La parola Candelora deriva dal latino festum candelarum e va messa in relazione con l'usanza di benedire le candele (o meglio i ceri da dove deriva il nostro “seriola”), prima di accenderle e portarle in processione. I ceri vengono conservati nelle abitazioni dei fedeli per essere riutilizzati, come accadeva in passato, per ingraziarsi le divinità durante calamità meteorologiche o nell'attesa del ritorno di qualcuno momentaneamente assente, o infine, come accade ancora, in segno di devozione cristiana.
Da piccola ho passato la mia infanzia con la nonna, ma non ho ricordi di questo rito; francamente non ricordo nemmeno di processioni o altro; mia nonna, quando c'era brutto tempo con grossi chicchi di grandine, era solita salire in soffitta dove conservava l'ulivo benedetto delle palme, prenderne alcune foglie, scendere in cucina, dargli fuoco e poi gettarle dalla finestra aperta recitando una preghiera perchè il buon Dio preservasse i raccolti dei campi. 
 
E sarà un caso, ma ogni volta, la grandine cessava. 
 
E da piccola mi pareva un rito magico. 
 
Ma non sarà che nel tempo necessario per fare tutta la trafila la grandine sarebbe cessata comunque? Ma perchè la nonna non usava le candele benedette della ceriola?

In che cosa voglio credere: nei ricordi o nella razionalità?
In ogni caso stasera, al ritorno a casa, lascerò bruciare la mia “seriola” sul balcone.

mercoledì 11 gennaio 2017

Il “Natale” torna nella sua “casa”.

Non so voi, ma io faccio sempre molta fatica a riordinare gli addobbi di natale.
Ecco è un lavoro che proprio non vorrei fare e che ritardo scientemente.
E volutamente dimentico di “archiviare” qualcosa, un pezzo che mi ricorda il Natale o l'Epifania, giusto per poterlo vedere ancora lì per qualche giorno.
A casa mia ogni addobbo ha la sua storia: mi ricorda la mia infanzia e si è miracolosamente salvato attraverso mezzo secolo di scatoloni, traslochi, esposizioni, manine piccole e maldestre o l'infanzia di mio figlio e le sue prime paroline, il mitico “papale” che nel suo linguaggio significava appunto l'albero di natale.
Ogni anno rimettere le mani negli scatoloni delle decorazioni alla caccia di questi “pezzi speciali” mi dà grandi emozioni; adoro l'odore particolare delle decorazioni natalizie, un misto tra il muschio che da piccola raccoglievo per il presepe, la resina delle pigne rigorosamente autentiche, un sentore leggermente stantio di umidità dovuto alla conservazione negli angoli più angusti della casa.
Adoro ritrovare negli scatoloni questi pezzi di passato, di storia di vita personale che hanno il segno del passare degli anni, ma per me sono consuetudine ed una sicurezza.
Quindi penso si possa capire anche la mia momentanea tristezza quando li vedo accatastati in attesa di tornare nella loro “casa”.
Non so se avete notato ma, come la lumachina lascia al sul passaggio una striscia di bava, così gli addobbi “fuori servizio” lasciano una scia di brillantini che per qualche giorno ancora fa compagnia.

sabato 10 settembre 2016

Non è tutto cioccolato ciò che luccica nella scatola di latta.

Qualche tempo fa ho ricevuto un regalo: una scatola di latta veramente molto particolare.
Chi me segue sa che ogni volta che faccio un ritrovamento in qualche mercatino o ricevo un regalo “di latta” la mia curiosità si scatena; in questo caso poi, complice un caro amico farmacista ora in pensione che aveva l'occhio un po'  invidioso, la curiosità era doppia.

Si sa la mia generazione ha avuto a che fare, televisivamente intendo, con il purgante Falqui divenuto famoso, grazie all'accattivante pubblicità con Tino Scotti e alla fatidica frase “Falqui basta la parola”, ma non ha mai approfondito la questione.

Il mio amico farmacista appunto mi ha raccontato che nella prima metà del Novecento c'era un incredibile numero di purganti in commercio, purtroppo a base di fenolftaleina , una molecola che negli anni novanta è risultata non solo tossica per l’organismo umano, ma anche cancerogena. Questa scoperta ha portato alla scomparsa del Confetto Falqui, del Verecolene, del Lassativo Giuliani, della dolce Euchessina e di moltissimi altri, contribuendo ad assestare un duro colpo alle poche industrie farmaceutiche della penisola che erano riuscite a superare indenni la crisi degli anni Settanta.
 
Dopo questa breve storia sul lassativo, che veramente proprio mi mancava e della quale non potevo fare a meno, ci siamo concentrati sulla scatola in latta, convinti che avesse qualcosa in più da raccontarci.



Le misure (25 x 18 x 9 cm) non sono proprio piccole; mi auguro che si trattasse di una confezione per farmacia, non per famiglie.
Da alcune ricerche in rete ho potuto constatare che l'azienda produttrice, la Farmaceutica Polesana di Rovigo, tramite il purgante, omaggiava i clienti a scopo pubblicitario con un simpaticissimo atlante storico geografico che raccontava il viaggio di Pippo Aquila attraverso l'Italia ed il suo Impero. 



 

 
Sotto il Fascismo, la scatola del Purgante Aquila era stata arricchita con il disegno di un fascio littorio che sulla mia scatola non c'è.
 
In rete ho trovato anche un documento relativo al deposito del marchio di fabbrica della bustina  del purgante al cioccolato avvenuto a Roma nel 1936. 

 
La latta quindi conteneva delle bustine con il purgante in polvere mescolato a cacao, da aggiungere ad acqua o latte per una “golosa” ed altrettanto mortale bevanda al cioccolato. Il farmacista mi ha raccontato che ne esisteva anche la variante sotto forma di cioccolatino.

Meno male che al giorno d’oggi certe cose non esistono più; certo in caso di problemi dobbiamo sorbirci fermenti lattici dai nomi altisonanti, ma almeno non rischiamo di passare la notte in bianco a causa di qualche collega cretino con la mania di offrire cioccolatini.

martedì 30 agosto 2016

Di ritorno dalle vacanze

Anche per il 2016, purtroppo, le vacanze, tanto sognate e tanto desiderate, sono passate. In un lampo.
Con molto dispiacere, devo dire, perchè sono state giornate bellissime: il tempo non ci ha mai tradito, le bici, ottimamente preparate da Cicli Fortuna di Castelgomberto, hanno fatto il loro dovere, le gambe pure e le specialità culinarie locali sono sempre state all'altezza delle aspettative.

Chi mi segue sa quanto ami la Toscana, abituata come sono ai panorama veneti, alla “città diffusa” ad un “unicum” di case, capannoni, fabbriche, centri storici, centri commerciali, semafori, rotatorie.
La Toscana no, non è così; è un territorio che per me ha ancora un sapore selvaggio. Soprattutto la maremma, dove nel bosco puoi raccogliere gli aculei degli istrici, dove puoi vedere asini ed altri animali allo stato brado, dove, dopo chilometri e chilometri in bici, sei premiato da stupendi scorci come la vista da Cala Violina o dall'alto di Tirli su Castiglione della Pescaia, il mare, la palude. 

 



Non posso dire che è tutto oro quello che luccica; infatti ho trovato meno ordine rispetto agli scorsi anni, come quasi se si stessero trascurando particolari importanti: alcuni parapetti in zone pericolose non erano stati sistemati e, a causa dei comportamenti degli animali selvatici, è stato deciso di togliere i cestini delle immondizie. Questo dovrebbe invitare gli escursionisti a portare a casa i propri rifiuti, ma a giudicare dalla pulizia dei boschi non sembrava così.



Ho notato inoltre questa incongruenza nell'invito a porre le cicche delle sigarette nei cestini per evitare possibili gravi incendi boschivi. Ma dove se i cestini non ci sono più? Meno male che non sono una fumatrice e quindi non devo confrontarmi con questa evenienza.


Come ogni anno non posso non ricordare i locali che mi sono piaciuti di più e dove la sera, con la coscienza a posto grazie alle calorie smaltite in bici, ci siamo intrippati un po' più del solito:

Rimane primo in classifica il Poggetto a Tirli: è giunto ormai al 10 ^ anno e devo proprio dire che la cucina di Federica non si smentisce mai e che dopo 10 anni di frequentazioni estive mi sento tra cari consolidati amici. Ottimi i suoi piatti di tradizione familiare con ricette gelosamente custodite. Riuscissi ad avere la ricetta dei castagnini!

Secondo posto: la Vecchia Torre sulla strada delle Collacchie a Pian d'Alma in direzione Castiglione, a gestione familiare, dove la moglie di Paolo, il proprietario, grande cacciatore, prepara secondo me, il miglior caciucco della zona.

Terzo posto, quest'anno riservato ad una new entry nel giro solito dei locali frequentati: “Nel Buco” che si trova nel cuore "antico" di Castiglione della Pescaia, in un vicoletto molto suggestivo. E' veramente un buco, una trattoria piccola, ma molto accogliente. Due ragazze sorridenti e gentili, Cinzia e Valentina ci hanno accolto, assieme al nostro inseparabile cane. Ci hanno presentato un menu scritto a mano, accompagnato da una dettagliatissima descrizione a voce di ogni piatto.


Si tratta per lo più di piatti maremmani rivisitati con cura e attenzione per la qualità serviti con simpaticissime stoviglie in terracotta invetriata. Abbiamo provato alcuni piatti apprezzandone i sapori semplici e sinceri, merito dello chef Dario. Grande stupore poi ad un certo punto della serata quando la proprietaria del locale ha smesso i panni della cameriera per assumere quelli di una cantante provetta allietando gli ospiti con brani musicali italiani ed una voce ben impostata e calda. Auguri ragazze!



Per quest'anno, purtroppo, la Toscana è archiviata; sono già rientrata al lavoro e mi restano i ricordi di bei giri in bici e di ottimi sapori, la voglia di provare a fare i sottoli in casa (mi sono già attrezzata) e l'irrefrenabile desiderio di castagnini.

venerdì 19 agosto 2016

COCO: ICONA DI STILE

Sono convinta che non si diventi un'icona di stile per caso. Infatti spulciando tra le biografie dei personaggi importanti, si rintracciano spesso segni premonitori di talenti unici poi sbocciati in fama eterna. Per alcune persone sono soprattutto difficoltà e dolori a temprare il carattere e a contribuire a gettare le basi di un percorso capace di rimanere nella storia.
E' senz'altro il caso di Gabrielle Bonheur Chanel, divenuta celebre con lo pseudonimo di Coco. 


La fondatrice del marchio di moda più amato e desiderato dalle donne di tutto il mondo non ha avuto una vita né facile né agiata. 
Nacque il 19 agosto 1883 (113 anni fa!) in una famiglia assai modesta di Saumur, nella regione francese della Valle della Loira; il padre era un venditore ambulante, la madre era figlia di un locandiere e faceva la lavandaia. A seguito alla morte della madre, avvenuta a soli 32 anni, Gabrielle fu affidata insieme alle sue due sorelline alle suore dell’orfanotrofio di Aubazine. Non rivide mai più il padre e a chi le chiedeva di lui diceva che era andato in America a cercare fortuna.
I quasi sette anni trascorsi in orfanotrofio segnarono profondamente Gabrielle: nelle sue creazioni si possono rintracciare i segni dell’influenza del periodo in convento, l’amore per il bianco e nero, la passione per lo stile barocco, per l’oro e le gemme colorate, mutuata dall'opulenza degli abiti religiosi da cerimonia, che poi influenzò i suoi bijoux.
Superato il limite di età per restare in orfanotrofio, Gabrielle venne mandata presso una scuola di apprendimento delle arti domestiche: quando compì diciotto anni, nel 1901, iniziò a lavorare come commessa presso un negozio di biancheria e maglieria. Lì perfezionò le nozioni di cucito apprese dalle suore.
Qualche anno dopo, Chanel incontrò il grande amore della sua vita, Arthur “Boy” Capel, industriale, campione di polo e uomo di cultura che la incoraggiò finanziando le sue attività. I due andarono a vivere insieme a Parigi dove lui le anticipò i soldi per permetterle di aprire la sua prima boutique.
E così, nel 1910, Gabrielle aprì il primo negozio Parigi, al civico 21 di rue Cambon dove inizialmente vendeva cappelli da lei creati (cappelli ai quali toglieva ogni ornamento per renderli più semplici, leggeri ed eleganti), poi propose anche capi di vestiario.
Aveva una predilezione per la moda confortevole, androgina e sportiva: voleva emancipare la donna e renderla indipendente. Non a caso le sue prime clienti furono le lavoratrici, ma presto divenne nota anche nell’alta società: ricercati dalle più famose attrici francesi dell’epoca, i modelli della boutique fecero conoscere il nome di Chanel in tutta Parigi. Lo stile semplice ed elegante degli abiti fece scalpore ed in città furono in molti a cercare di imitarlo.
Nel 1913, Gabrielle aprì una seconda boutique nel raffinato centro balneare di Deauville, in Normandia, e presentò qui una collezione di abiti sportivi: la sua linea di indumenti in jersey si rivelò rivoluzionaria e cambiò per sempre la relazione delle donne con il proprio corpo.
Nel 1915, aprì la prima vera e propria maison di moda a Biarritz, sulla costa atlantica meridionale; nel 1918, aprì quella parigina, al 31 di Rue Cambon.
Verso la metà degli anni ‘20, Coco Chanel introdusse la petite robe noire, l’abito nero o little black dress, capo indispensabile nel guardaroba di ogni donna ora come allora. Negli stessi anni, diede vita alla moda dei gioielli fantasia: vistose pietre colorate, ciondoli, perle e cristalli creavano decorazioni che animavano capi dai tagli essenziali e minimali.
Ma la vera rivoluzione iniziò sulle strade dove si iniziarono a vedere donne con blazer maschili, camicette bianche e cravatte portate sopra gonne diritte: Coco aveva colto nel segno e portato avanti la sua rivoluzione ponendo capi maschili al servizio del guardaroba femminile; aveva liberato il punto vita e aveva accorciato la gonna poco sopra il polpaccio, senza però scoprire una delle parti secondo lei meno graziose del nostro corpo, ovvero il ginocchio.
Qualsiasi cosa facesse, grazie a quella sua allure di eterna sfida e di spinta innovativa, Coco riscuoteva immediato successo, come i capelli tagliati alla garçonne nel 1920. Nel frattempo, si delineava sempre più la sua idea di tailleur.
Nel 1921, Chanel presentò la sua prima fragranza, il profumo Chanel N°5: creato da Ernest Beaux, un tempo profumiere degli Zar, rivoluzionò il mondo della moda e della profumeria per molti motivi. Secondo le indicazioni da lei stessa fornite, il profumo doveva incarnare un concetto di femminilità eterna e senza tempo; in netta rottura rispetto alle fragranze in voga all’epoca, Beaux mescolò essenze naturali e alcuni prodotti di sintesi (le aldeidi) che erano state scoperte da pochissimo. Inoltre il profumo si presentava in un flacone essenziale e con un nome altrettanto essenziale.
Chanel trovava infatti ridicoli i nomi altisonanti dei profumi dell’epoca e decise di chiamare la sua fragranza con un numero: visto che corrispondeva alla quinta proposta olfattiva presentatale da Ernest Beaux, il profumo venne chiamato proprio così.
La consacrazione definitiva del profumo avvenne circa 30 anni dopo attraverso un’altra icona, Marilyn Monroe: nel 1952, in occasione di un’intervista, quando le domandarono cosa indossasse per dormire, l'attrice rispose “alcune gocce di Chanel N°5”.


Nel 1935, Gabrielle Chanel era al culmine della sua fama: impiegava 4.000 dipendenti ed era proprietaria di cinque boutique a Parigi. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale portò però alla chiusura di molte attività della Maison Chanel: rimase aperta una sola boutique in Rue Cambon, quella al numero 31, dove profumi e accessori continuavano a essere fortemente richiesti sia dai parigini sia dai soldati americani.
Dopo la guerra, nel 1954 e all’età di 71 anni, Coco Chanel organizzò la grande riapertura della sua maison: stanca delle tendenze stilistiche del tempo, ispirò una nuova rivoluzione della moda.
A questo punto, il tailleur firmato Chanel esplose in tutto il suo successo, un capolavoro dalle linee pulite e dal taglio sartoriale. La giacca si presentava dritta e morbida per dare libertà di movimento e la caduta perfetta della stoffa era assicurata grazie a una catena di metallo posta nel profilo interno, un accorgimento molto utilizzato in seguito, soprattutto negli anni ‘60, per la confezione di capi di alta sartoria. Il vezzo erano i bottoni a testa di leone, segno zodiacale della stilista, oppure a camelia, il suo fiore preferito, o con la doppia C, altro elemento iconico della griffe.

Ma le invenzioni geniali non erano affatto finite.
Nel 1955, Coco Chanel si pose l’obiettivo di inventare un nuovo tipo di borsetta che rispondesse alle esigenze della donna dell’epoca, attiva e dinamica: doveva essere un accessorio elegante ma allo stesso tempo pratico e funzionale rispetto alle pochette a mano che le donne erano obbligate ad indossare nelle occasioni formali e che impegnavano le mani. Su una borsetta matelassé (la classica impuntura a rombi) aggiunse una catena regolabile che permetteva di indossarla a spalla o a tracolla: i primi modelli furono fabbricati in jersey e in seguito fu impiegata la pelle.
La Chanel 2.55 – il nome si riferisce alla data della sua creazione, febbraio 1955 – rappresenta una sintesi perfetta della stilista che l’ha inventata e attinge alla sua storia.
Si dice infatti che il matelassé si ispirasse ai giubbotti dei garzoni di scuderia; che l’interno di color bordeaux intenso si ispirasse alle divise dei bambini dell’orfanotrofio in cui Coco viveva da piccola; che la fattura della catena ricordasse i portachiavi dei guardiani dello stesso orfanotrofio.
Si dice anche che, nella tasca sotto la patta di chiusura, Coco fosse solita conservare le lettere d’amore dei suoi spasimanti.

Nel 1957, Gabrielle realizzò un’altra creazione destinata alla fama eterna, ovvero la leggendaria scarpa bicolore con cinturino alla caviglia. Realizzata nel colore beige con punta nera a contrasto, la nuova scarpa esaltava la silhouette, accorciando il piede e slanciando la gamba. Divenne così famosa che, ancora oggi, ci si riferisce a quel modello – anche di altri marchi – con l’appellativo Chanel: tecnicamente, il nome del modello è slingback.



Negli anni ’60, furono molte le celebrità a vestire Chanel: Elizabeth Taylor, Grace Kelly, Jeanne Moreau, Jane Fonda e Jackie Kennedy che il gorno dell'omicidio del presidente USA tutti ricordiamo in un tailleur Chanel color rosa acceso con cappellino coordinato.

Nel 1970, Gabrielle Chanel presentò la fragranza N°19: il nome era ispirato alla data di nascita della grande stilista, appunto il 19 agosto. Realizzata dal maestro profumiere Henri Robert, questa incisiva fragranza floreale è rimasta un altro dei grandi successi firmati Chanel.
Purtroppo, l’anno dopo, Coco Chanel morì.

Difficile dimenticare una tale personalità.
Difficile non pensare alle sue frasi più tipiche:
Un uomo può indossare ciò che vuole. Resterà sempre un accessorio della donna.”
Nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro come un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri”.
La moda riflette i tempi in cui si vive, anche se, quando i tempi sono banali, preferiamo dimenticarlo”.
Difficile non pensare a lei quando, di fronte ad un armadio straripante, scegliamo di indossare la petite robe noire, sicure di non sbagliare.
Difficile non pensare a lei quando ci si ferma davanti lo specchio prima di uscire e ci si ripete il suo mantra: Prima di uscire, guardati allo specchio e levati qualcosa”.





giovedì 4 agosto 2016

"Frasi, citazioni e aforismi sui problemi"




Continua la saga "Frasi, citazioni e aforismi sui problemi" .



Ecco la citazione di oggi:
Quando ti dicono “il problema sono io, non tu” , ti stanno implicitamente dicendo che non sei neanche la soluzione.
(Anonimo) 

giovedì 28 luglio 2016

"Frasi, citazioni e aforismi sui problemi"




Continua la saga "Frasi, citazioni e aforismi sui problemi" .

Ecco la citazione di oggi: 

"Ogni successo compra soltanto un biglietto d’ammissione ad un problema più difficile."
(Henry Kissinger)

venerdì 22 luglio 2016

Cronache di tutti i giorni: dal pianeta casa, oggi, 22 luglio 2016.

Stamattina, prima di andare in ufficio, mi sono presa il lusso di fare una piccola pausa. 

Perché ogni tanto ci vuole quell'attimo in cui ti fermi e riordini le idee, “cazzeggi” senza ritegno, prendi una tazza di caffè in più, accarezzi con tanto affetto il tuo cane, guardi con occhi diversi il giardino che sembra chiedere disperatamente aiuto, riesci anche ad ottenere un “simil-grugnito” da un marito ancora assonnato. 

E' finchè ero in questo stato di grazia, girando il mio “calendario mentale” mi sono accorta che oggi è il 22 luglio.

Data qualsiasi, in verità.

Giorno in cui è nato Alessandro Magno, il mitiko Gorni Kramer direttore d'orchestra ed ideatore di “pippo non lo sa”, l'attore Ferruccio Amendola, Don Henley batterista e cantante solista degli Eagles nel successo di Hotel California. 

E' il 203º giorno del calendario gregoriano (il 204º negli anni bisestili).

Sembra strano, ma mancano solo 162 giorni alla fine dell'anno.

Fa caldo, ma è prevista pioggia.

Strano: non ci sono nuvole nel cielo. Anzi, a passeggio con il cane, una bella luna limpida, quasi intera, rischiarava i nostri passi.

E poi?

Mi pare di dimenticare qualcosa.......

Oggi è il compleanno della mamma!
Un compleanno speciale visto che si rappresenta con due paia di occhiali tondi tondi, senza le stanghette.
Auguri mamma!



giovedì 21 luglio 2016

"Frasi, citazioni e aforismi sui problemi"



Continua la saga "Frasi, citazioni e aforismi sui problemi" .

Ecco la citazione di oggi: 
 
La causa fondamentale del problema è che nel mondo moderno gli stupidi sono arroganti, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.
(Bertrand Russell)

venerdì 15 luglio 2016

"Frasi, citazioni e aforismi sui problemi"




Come promesso in questo post,  inizia la saga "frasi, citazioni e aforismi sui problemi"

Ed ecco la frase  per oggi:

"Che peccato che gli esseri umani non possano scambiarsi i problemi. Tutti sembrano sapere esattamente come risolvere quelli degli altri."
(Olin Miller)

mercoledì 13 luglio 2016

Vino, donne e canto




E' un periodo strano l'estate. La gente ha voglia di uscire di casa, complice il caldo che non accenna a smettere e le terribili zanzare tigre.
Ed ecco che, puntuali in relazione a queste esigenze, spuntano tante sagre, tante piccole feste in ogni paese. Anche nel territorio berico, ovviamente; con tanti appuntamenti, manifestazioni culinarie, spettacoli, intrattenimenti musicali, mostre, eventi sportivi, esposizioni e mercatini.
Insomma per tutti i gusti.
Basta fare un “giro” veloce in rete per scegliere tra molte opportunità:


il 14 luglio 2016 - "Festa dell'Anguria" a Vicenza presso il Parco Giochi di via Istria
Dal 14 al 28 luglio 2016 - "Serate Estive Agugliaresi" ad Agugliaro
Dal 15 al 17 luglio 2016 - "Gourmet on the Road" a Gallio
Dal 15 al 17 luglio 2016 - "Sagra del Carmine" a Mure di Molvena
Dal 15 al 18 luglio 2016 - "Sagra del Carmine" a Marano Vicentino
16 luglio 2016 - "Carnevale Estate" a Malo
Dal 22 al 24 luglio 2016 - "6^ Festa dei Motori" a Sossano
Dal 22 luglio al 26 agosto 2016 - "Sandrigo in Piazza" a Sandrigo
23 luglio 2016 - "4^ BBQ Day" ad Arcugnano
In ogni località, senza doversi spostare molto con l'auto, c'è qualcosa che può costituire un occasione per passare qualche ora in modo diverso.
Non sono mai stata tanto amante delle feste paesane, ma credo che abbiano un fascino non indifferente. 
Nelle notti d'estate mi basta trascinarmi sul balcone della camera per sentire (nemmeno molto in lontananza) le musiche delle giovani band o dei nostalgici del ballo liscio nelle contrade che circondano casa mia e per poter godere, a fine serata, degli immancabili fuochi di artificio.
Una di queste sere, se non arriva un bel temporale a salvare i miei sonni, mi decido ad uscire e ad andare anch'io ad una di queste feste.
Del resto il proverbio dice:
Se non puoi batterli, unisciti a loro”.

giovedì 7 luglio 2016

A proposito di .... boh!




 
Non se vi sia mai capitato, ma è da un po' di tempo che mi succede di ascoltarmi mentre parlo: sarà la vecchiaia, sarà che ritengo che anche i politici dovrebbero farlo, sarà non so cosa, ma lo trovo piuttosto divertente.

L'altro giorno stavo parlando di “problematiche” di lavoro e mi sono ascoltata mentre dicevo al mio interlocutore, leggi capo ufficio, che quando il problema diventa una problematica allora sì che la cosa si fa brutta.

E dentro di me  me la stavo proprio godendo.

Sì me la godevo a vedere che dall'altra parte del tavolo venivano meno le speranze, proprio perchè il problema si era già trasformato in una problematica.

Ma la problematica che cosa è? 
Chi vuol farsi del male può leggere la lunga disquisizione dell'Accademia della Crusca
 
Per i sempliciotti come me va bene anche la semplice definizione di uno dei tanti vocabolari:
Complesso di questioni relative a una scienza, a un argomento ecc.: p. scientifica, morale; insieme di problemi filosofici, culturali ecc. che un autore o un movimento si pongono e a cui tentano di dare risposta”
Certo ci ricordiamo tutti della problematica leopardiana, dato che abbiamo finito le superiori da poco.....
E così mi sono messa in mente che, da oggi, a cadenza settimanale, posterò qualche interessantissima citazione in tema, rubata dalla rete, ad iniziare dal caro vecchio Platone.

"Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta".

venerdì 17 giugno 2016

Ecco che sul terrazzo fa capolino la pervinca del madagascar




Qualche sabato fa, così per passare il tempo, sono stata al mercato settimanale di un paese vicino al mio. Ci sono stata veramente volentieri e mi sono fatta accompagnare dalla mamma. L'obiettivo era quello di passare un'ora all'aperto, dato che sono sempre chiusa in un tristissimo ufficio, curiosando tra le bancarelle, complice un sabato che sembrava promettere un po' di sole.

Inoltre, con la mamma al seguito, ero convinta che alla terza bancarella mi avrebbe comunicato di essere stanca e di aver bisogno di sedersi da qualche parte. Ed ecco che, ancora una volta l'ho sottovalutata: non solo si è fatta tutto il giro dell'intero mercato, ma ha deciso anche di “far girare l'economia” dando mano al portamonete.

E così, al rientro a casa, ho scaricato un paio di cassette di fiori: si tratta della pervinca del madagascar, che alla mamma è piaciuta veramente molto e che ha deciso di posizionare nelle vaschette del terrazzo in sostituzione delle bellissime viole del pensiero che le avevano tenuto compagnia nei mesi scorsi.

Da cosa nasce cosa e, dopo l'impianto dei nuovi esemplari, ho colto l'occasione per farle vedere come la rete Internet possa venirle in aiuto con una serie di norme colturali su queste piante.

Ed ecco che cosa abbiamo letto:

Le pervinche si chiamano Catharanthus; sono un piccolo arbusto perenne, sempreverde, originario del Madagascar. Poichè temono molto il freddo, vengono coltivate come piante annuali. Alcune specie di vinca raggiungono i 30-34 cm di altezza, le foglie sono ovali, di colore verde scuro, solcate da vistose venature chiare. Da aprile-maggio fino ai primi freddi autunnali le vinca producono innumerevoli piccoli fiori a cinque petali, con occhio in colore contrastante. 
Dalla bancarella occhieggiavano numerose cultivar con fiori rossi, rosa acceso, viola, bianchi.
In rete abbiamo visto che sono spesso utilizzate nelle aiuole come piante annuali e e che volendo è possibile preservare alcuni esemplari dal freddo, ponendoli in serra temperata a patire da ottobre.

Mi manca solo di farvi vedere il nuovo assetto del balcone. Speriamo di riuscire a fare le foto prima che piova. 








 

giovedì 9 giugno 2016

La Miseria!

Al lavoro, nei giorni corsi, mi è capitato di guardare dalla finestra del bagno ed ecco che cosa ho scoperto. 
Proprio lei: la Miseria
O meglio l'erba miseria, saldamene abbarbicata sul tetto sottostante, sicuramente “scappata” da qualche vecchio vaso.


La denominazione esatta dell'erba miseria è “Tradescantia”; deve il suo nome a Jonh Tradescant un giardiniere della corte del re Carlo I d'Inghilterra, che la importò in Europa dalla Virginia.

Probabilmente il nome erba miseria con cui è conosciuta deriva  dalla facilità con cui si propaga.  Come si vede dalla foto vive proprio di niente; certo dove si trova non beneficia nè di cure, né di concimi, ma solo di pioggia e di un po' di sole durante il giorno.
Se coltivata sul terreno striscia e ricopre in maniera anche invasiva superfici estese.

Appartiene alla famiglia delle Commelinacee ed è originaria dell'America. Ne esistono circa 70 specie, sia rustiche che da appartamento.

Per molto tempo è stata dimenticata in virtù di altre piante più decorative, ma oggi si è riscoperta per l'uso in giardini esterni come copertura del terreno o in giardini rocciosi, oppure, per il tipo ricadente, in cestoni ad arricchire i terrazzi. 

La Tradescantia si può riprodurre per seme o moltiplicare per divisione dei cespi o talea. La semina si può praticare a marzo, utilizzando terrine, riempite di composta da semi, in cassone freddo. Le nuove piantine devono essere ripicchettate in vassoi e poi trapiantate in vivaio dove dovranno essere lasciate per irrobustirsi fino ad ottobre. A questo punto sono pronte per essere messe a dimora o nei vasi. Bisogna ricordare che le piante ottenute da seme non sempre sono uguali alla pianta madre. 
Il metodo della divisione dei cespi viene di solito utilizzato per le piante coltivate in esterno: si esegue in aprile, ripiantando immediatamente i cespi divisi. Per le specie delicate (da serra o appartamento) si utilizza la moltiplicazione per talea apicale, che può essere prelevata da aprile a ottobre. Le talee, della lunghezza di 5-8 cm., radicano molto facilmente (anche in acqua) e di solito si “piantano”, in gruppetti di tre esemplari, in contenitori di 8 cm. di diametro, riempiti con una miscela di terriccio, torba e sabbia, mantenuta appena umida per evitare marciumi, alla temperatura di circa 15°C.
Le varietà a foglia variegata devono essere sottoposte a potatura (ovvero eliminazione) dei rami che portano foglie verdi. In generale cimare i nuovi getti favorisce l’infoltimento della pianta. T. sillamontana può essere anche tagliata raso terra a ogni primavera: vegeterà nuovamente e vigorosamente.

Gli esemplari più belli sono la zebrina, la fluminensis e la purpurea.

 



t. zebrina  
t.purpurea
 
t.fluminensis     

lunedì 6 giugno 2016

Non è mai troppo tardi per essere “cittadini digitali”

E' vero: non è mai troppo tardi. 

Lo diceva il maestro Manzi molti molti anni fa; mi ricordo che lo vedevo qualche volta in TV ed io ero veramente molto piccola.
All'epoca si trattava di insegnare agli italiani a leggere e scrivere, ma adesso le cose sono cambiate: è necessario insegnare agli italiani ad essere cittadini digitali.

Parlo di quelli che non sono “nativi digitali” come la quasi totalità dei nostri figli; parlo di quelli che non sanno che cosa sia internet, che a malapena riescono a fare qualche chiamata con i cellulari di ultima generazione, che rischiano di essere esclusi dai nuovi servizi digitali e dal mondo.

Insomma parlo degli anziani.

E, quando parlo di anziani, parlo anche della mamma.
In questi ultimi anni più di qualche volta ha detto che le sarebbe piaciuto essere più giovane per poter vivere tutta questa epoca di cambiamenti.
Ed ecco che, nei giorni scorsi, mio fratello si decide a regalarle un tablet.
Avrei pensato ad un atteggiamento di rifiuto, avrei pensato ad una chiusura totale, ma la “vegliarda” riserva ancora qualche sorpresa.
Istruita da mio figlio, proprio ieri è riuscita a mandare tutta da sola il suo primo messaggio via Telegram ed ha sfogliato insieme a me alcune pagine Internet.
Insomma il digitale è sbarcato anche casa sua.

Abbandonerà il giardino a seguito di questa nuova passione, o continuerà a curarlo con grande successo come sta facendo ora? 

Brava mamma! 



 



 

lunedì 23 maggio 2016

Villa Giusti del Giardino: e siamo al numero 11.

Grande attesa per la undicesima edizione di Vintagemania,  manifestazione bassanese che ha attirato anche Rai 1 dedicando un servizio mandato più volte in onda nella trasmissione “Top tutto quanto fa tendenza”. Oltre 50 gli operatori professionisti provenienti da tutta Italia, preziosi capi di VALENTINO dell’Archivio A.N.G.E.L.O esposti al pubblico. 
Sono attesi 10.000 visitatori per una tre giorni molto intensa tutta dedicata al vintage da  Venerdì 27 a Domenica 29 Maggio a Villa Giusti di Bassano del Grappa in provincia di Vicenza. 






  
Un lungo weekend dedicato al vintage nelle sue molteplici sfaccettature dove gli espositori proporranno un’accurata selezione di abiti e accessori del passato e dedicheranno ampio spazio anche a vinili, libri e oggetti di design.
Occhiali dalle montature originali, gioielli d’epoca, borse e pochette firmate e capi d’annata saranno i protagonisti di questa ricca kermesse, che anche quest’anno vedrà sotto i riflettori gli splendidi abiti dell’archivio A.N.G.E.L.O di Angelo Caroli, guru europeo del vintage.
La manifestazione ospita “Valentino” , mostra imperniata su otto abiti dall’eleganza senza tempo, lo stile italiano di un grande couturier, che ha saputo dare forma al desiderio di bellezza delle donne. I tratti distintivi fortemente iconici, come il rosso, il pizzo, il plissé, hanno reso le sue creazioni un esempio di grazia e leggerezza, capolavori di alta sartoria che ne hanno sancito lo straordinario successo.
Non è solo una mostra mercato, ma tre giorni in cui rilassarsi e divertirsi, immersi nelle magiche atmosfere della villa, accompagnati da momenti di dj set e concerti live.
Sabato farà tappa sul palco di Vintagemania lo Senhitlive tour 2016 , con protagonista la cantante italo eritrea Sehnit, talento emergente che propone un pop elettronico di coinvolgente energia, che sta riscuotendo un sempre crescente successo.
Torna inoltre il “Dress Contest@Vintagemania”, che, sempre nella giornata di sabato, consentirà a chiunque lo desideri di sfilare con un proprio outfit (rigorosamente vintage) dell’epoca che più gradisce e sottoporsi ai voti della giuria. Il premio in palio per il vincitore quest’anno è nientemeno che una crociera nel mediterraneo, naturalmente con ambientazione vintage.
Ancora in via di definizione il programma musicale della Domenica che potrebbe riservare una piacevole sorpresa; per gli appassionati di SWING sarà presente il gruppo Bassano Swing Out.
Come in ogni edizione ci sarà anche un programma di intrattenimento dedicato ai più piccoli. Annunciata anche la presenza di “Sbittarte”, l’associazione culturale molto conosciuta in zona che promuove la creatività di grandi e piccini con il suo laboratorio di pittura su ceramica.
Grande novità di questa edizione sarà la presenza dei food truck, che sostituiranno la ristorazione unica centrale, e che permetteranno, passeggiando per il parco, di scegliere tra una vasta gamma di proposte culinarie per rendere ancora più piacevole e rilassante la permanenza dei visitatori alla mostra.

Vintagemania si conferma il punto di riferimento per gli amanti del vintage che avranno la possibilità di curiosare e acquistare in tutta sicurezza, grazie ad un rigoroso controllo di esperti, incaricati dall’organizzazione di esaminare l’autenticità dei prodotti esposti.
Un’occasione unica per tutti coloro che vogliono passare una piacevole giornata all’insegna dell’intrattenimento e di relax in una cornice storica.

Orari manifestazione: venerdì 16.00-21.00 sabato 10.00-21.00 e domenica 10.00-20.00
Ingresso: venerdì 5 euro – sabato e domenica 7,50 euro – Minori di 14 anni gratis
Tel.: 339 3935222 Roberta – 333 7061680 Ilaria 

venerdì 8 aprile 2016

Vicenza in fiore

Carissime/i, 
oggi "scrive" la desolazione di queste foto scattate a Ponte Alto a Vicenza. 
Non desidero commentare.