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mercoledì 17 agosto 2011

Ci ha lasciato l'inventore dell'ipertesto.

Si sa che oggi stiamo dando molte cose per scontate: siamo abituati a frequentare la rete, usiamo il pc per scrivere mail e documenti di testo, condividiamo foto ed immagini, ci picchiamo di essere un po' anche pubblicisti dato che “curiamo” un nostro blog.
Ecco, oggi vi chiedo di fare un attimo di pausa per ricordare insieme padre Roberto Busa, gesuita e scienziato originario di Vicenza, linguista e pioniere informatico, perchè è a lui che dobbiamo l'invenzione dell'ipertesto, quell'insieme di documenti messi in relazione tra loro tramite parole chiave.
La caratteristica principale di un ipertesto è che la lettura può svolgersi in maniera non lineare: di fatto qualsiasi documento della rete può essere "il successivo", in base alla scelta del lettore di quale parola chiave usare come collegamento. È possibile, infatti, leggere all'interno di un ipertesto tutti i documenti collegati dalla medesima parola chiave. La scelta di una parola chiave diversa porta all'apertura di un documento diverso: all'interno dell'ipertesto sono possibili praticamente infiniti percorsi di lettura.


L'Osservatore romano rende omaggio a Padre Busa ricostruendo l'invenzione dell'ipertesto per internet, anticipata dal gesuita una quindicina di anni prima degli studiosi statunitensi, e il rapporto di Busa con il fondatore dell'Ibm Thomas Watson, che finanziò il suo "Index Tomisticus", al quale il religioso ha lavorato per 40 anni.
Nel 1949 "il gesuita s'era messo in testa di analizzare l'opera omnia di san Tommaso: un milione e mezzo di righe, nove milioni di parole (contro le appena centomila della Divina Commedia). Aveva già compilato a mano diecimila schede solo per inventariare la preposizione "in", che egli giudicava portante dal punto di vista filosofico. Cercava, senza trovarlo, un modo per mettere in connessione i singoli frammenti del pensiero dell'Aquinate e per confrontarli con altre fonti. In viaggio negli Stati Uniti, padre Busa chiese udienza a Thomas Watson, fondatore dell'Ibm. Il magnate lo ricevette nel suo ufficio di New York. Nell'ascoltare la richiesta del sacerdote italiano, scosse la testa: "Non è possibile far eseguire alle macchine quello che mi sta chiedendo. Lei pretende d'essere più americano di noi".

Padre Busa allora estrasse dalla tasca un cartellino trovato su una scrivania, recante il motto della multinazionale coniato dal boss - Think, pensa - e la frase "Il difficile lo facciamo subito, l'impossibile richiede un po' più di tempo". Lo restituì a Watson con un moto di delusione. Il presidente dell'Ibm, punto sul vivo, ribatté: «E va bene, padre. Ci proveremo. Ma a una condizione: mi prometta che lei non cambierà Ibm, acronimo di International business machines, in International Busa machines». «È da questa sfida fra due geni - ricorda l'Osservatore romano - che nacque l'ipertesto, quell'insieme strutturato di informazioni unite fra loro da collegamenti dinamici consultabili sul computer con un colpo di mouse», che l'americano Ted Nelson definì soltanto nel 1965.

Secondo di cinque figli di un capostazione, padre Busa era nato a Vicenza il 28 novembre 1913, a 16 anni era entrato nel seminario di Belluno dove aveva fatto amicizia con Albino Luciani, il futuro Giovanni Paolo I. È stato tra i pionieri dell'uso dell'informatica per l'analisi del testo, la lessicografia e la ricerca bibliografica. Grazie all'opera da lui iniziata, la lessicografia e l'ermeneutica testuale ricevono un contributo decisivo dall'informatica linguistica. Padre Busa ha fondato nel 1992 la Scuola di Lessicografia ed Ermeneutica, costituita all'interno della facoltà di filosofia della Pontificia Università Gregoriana.
Tra i libri più recenti "Rovesciando Babele ossia tornare alle radici d'ogni lingua" e "Quodlibet, briciole del Mio Mulino" forse l'opera più aperta e pubblica dello scienziato.

martedì 16 agosto 2011

In casa c'è un clandestino, anzi una clandestina

Di ritorno delle vacanze in Toscana, Regione che amo più di ogni altra, quest'anno non ho potuto fare a meno di inguaiarmi un altro po' e mi sono lasciata sedurre da una cucciola abituata solo all'odore dei cinghiali e della mamma, una vera e propria Pajar Dog, razza tipica di alcune zone della Maremma.
Eccola qui, gran frignona, timidissima e pisciona, accanto al mio cucciolo!


martedì 2 agosto 2011

Quando un colore non è un colore

Ammetto che in questi giorni la frenesia di voler fare a tutti i costi mi ha abbandonato. Sono stata contagiata da una insana voglia di non fare, di appisolarmi beatamente dimenticando qualsiasi impegno: mi piace lasciar libera la mente, assopirmi al rumore del mare o al ronzio delle api, bearmi del sole sul viso, chiudere gli occhi ed immaginare, vedere nella mia mente i colori dell'arcobaleno. I colori!! Che meraviglia: ognuno ha una sua caratteristica, una vita propria e quando lo si sceglie per indossarlo, in qualche modo, parla di noi.
Gli stilisti, anche questa estate, ci propongono una infinità di colori da indossare, ma solo uno è la somma di tutti ed il loro stesso annullamento: il bianco.
Cultrice come sono del “tutto nero” sono fortemente convinta che il bianco totale ci regali un allure unica, chic, distaccata, dato che è una costante degli stilisti:
Negli anni '20 il total white di Coco Chanel fece del bianco il simbolo dell'eleganza per eccellenza;
Negli anni '50, grazie a miti del calibro di James Dean e Marlon Brando, la tshirt bianca divenne per i giovani il simbolo della ribellione;
Negli anni '60 il bianco divenne simbolo della moda futurista;
Negli anni 70 migrò nello spirito hippy della generazione dei figli dei fiori.
Dopo un decennio pieno tinte molto accese, gli anni 90 segnarono il ritorno del bianco in una versione minimale con semplici t-shirt abbinate a jeans consunti.
Ora è riproposto in due versioni: una elegante e sofisticata,con capi spesso in lino, che predilige linee minimaliste ed una più romantica che abbonda di pizzi, merletti, passamanerie e ricami, riportandoci indietro nel tempo.
Il bianco, insomma, si riconferma il colore assoluto per natura, perfetto per illuminare la bella stagione e regalare a noi e alla nostra casa un aspetto stupendo, come testimonia la splendida tavolata a casa di Rachel Ashwell.

lunedì 25 luglio 2011

Un arazzo arancione

L'estate è il momento in cui le piante ci ripagano del poco tempo che dedichiamo a loro. Una fioritura che appaga l'occhio, rallegra anche il nostro spirito e ci fa sentire in qualche modo più felici. Infatti il caffè della mattina, che già divido con gli uccellini, da oltre un mese si tinge di un arancione intenso e rumoroso, dato che la mia Bignonia è in piena fioritura e, proprio per questo, è corteggiatissima da uno stuolo di instancabili api.


La mia pianta (Campsis radicans), appartiene ad una specie che può raggiungere fino a 10 metri di altezza, con fusto legnoso sul quale si innestano molti rami flessibili; nel mio giardino è stata piantata molti anni addietro con l'intenzione di mascherare un muro piuttosto spoglio, dato che si arrampica da sola con le sue radici aeree. Durante i mesi invernali è poco decorativa dato che perde tutte le foglie, ma già in primavera si copre di un bel verde brillante. E' una pianta rustica, visto che dove abito le temperature sono spesso sottozero; consiglio però di piantarla su una parete a sud perchè ha bisogno di sole per una copiosa fioritura.


Ritengo che la bignonia con il contrasto tra le foglie verde brillante e i colori vivaci dei fiori, sia uno dei modi migliori per decorare il giardino e , nello stesso tempo, può formare una barriera per proteggere i nostri spazi. Con poco sforzo la soddisfazione può essere grande.

martedì 19 luglio 2011

E' l'ora della lavanda

Non ditemi che non avete ceduto alla tentazione di avere una pianta di lavanda in giardino o sul terrazzo, anche solo per il piacere di annusare, ogni tanto, le infiorescenze o di ascoltare il ronzio delle inevitabili api.


E allora adesso è tempo di raccolta: i fiori si recidono al primo sole del mattino e si fanno essiccare in mazzi all’ombra. Una volta secchi, si separano facendo passare l’infiorescenza fra le mani e si conservano in recipienti di vetro, al riparo dalla luce.
Le nostre nonne ci hanno tramandato l'usanza di profumare gli armadi ed i cassetti con la lavanda, ma se mescoliamo lavanda, erba cedrina, maggiorana e rosmarino, anch'essi essiccati, possiamo realizzare dei cuscini adatti a conciliare il sonno.

Quando la lavanda viene raccolta ancora verde, si possono fare delle spighe (fusi) con nastri multicolori. Il procedimento è semplice: dopo aver pulito i gambi dalle foglioline, si compone un mazzetto con i fiori di lavanda, avendo cura di scegliere quelli con gli steli più lunghi; si lega poco al di sotto dell'infiorescenza, con filo di cotone con cui si avvolgono anche i fiori, per contenerli meglio. Sotto al punto in cui è stato legato, dopo averlo capovolto, vanno piegati uno per volta tutti i gambi; si riuniscono quindi gli steli piegati, si fermano con un nastro di raso e si pareggiano con le forbici. Forse la foto che segue è più chiara.


La lavanda trova molte indicazioni in medicina per alleviare stati di agitazione nervosa, ansia, insonnia, affezioni delle vie respiratorie ed emicranie. Ha inoltre un potere battericida ed antinfiammatorio utile nelle affezioni infettive dell'apparato respiratorio e digerente. E' ottimo come deodorante personale, oltre che per gli ambienti, e per preparazioni cosmetiche per tutti i tipi di capelli e di pelle.
Per uso esterno, soprattutto, i fiori di Lavanda purificano la pelle; sono perciò utilissimi per pelli grasse e acneiche; favoriscono la cicatrizzazione di piaghe e ferite, stimolano la circolazione superficiale in genere e in particolare migliorano la circolazione sanguigna del cuoio capelluto.

Le infiorescenze e le foglie della lavanda sono molto ricche di un olio essenziale volatile, il linalolo, essenza responsabile di alcune proprietà terapeutiche della lavanda:
Rilassante e riposante: in seguito a lunghe camminate, intenso esercizio fisico o quando si avverte una grande stanchezza, un bagno caldo con acqua o essenza di lavanda aiuta a riattivare la circolazione e ad eliminare la sensazione di affaticamento.
Sedativa: respirare l’aroma di lavanda esercita una piacevole ed efficace azione sul sistema nervoso centrale; è sufficiente mettere alcune gocce di essenza di lavanda sul cuscino del letto.
Balsamica: l’essenza viene assunta per inalazione o vapori, per accelerare la cura di laringiti, tracheiti e raffreddori in genere.
Si sa che il profumo della lavanda attira le api, che producono un ottimo miele aromatico, mentre non piace alle zanzare che ne vengono infastidite; frizionarsi con acqua di lavanda serve sia a rinfrescarsi, che ad evitare fastidiose punture.

In cucina la lavanda va alla grande: cucinare e decorare con i fiori è molto di tendenza. I fiori deliziano occhi e palati con la loro bellezza e il loro aroma; freschi vengono canditi o aggiunti ad insalate, marmellate, gelatine e gelato mentre, aggiunti all’aceto, offrono uno squisito aceto alle erbe da utilizzare per una particolare vinaigrette.
Dolci da forno e dessert aromatizzati alla lavanda hanno un sapore molto raffinato.

Vi segnalo alcune ricette dalla rete:

Risotto alla lavanda e rosmarino di Alex e Mari, dal blog “Cuoche dall'Altro Mondo”

Pollo al timo e alla lavanda dal Blog “Foto e fornelli”

Crostata con frolla alla lavanda e crema al limone dal blog “Pan con l'olio”:

Bicchierino di albicocche con lavanda dal blog “Cuoche dell'Altro Mondo”

Frollini alla lavanda dal blog “Dolci Magie”

e per chiudere, sorbetto alla lavanda, ricetta dello chef Gianfranco Calidonna.

Buon appetito e buon lavoro a chi intende realizzare dei deliziosi sacchettini per diffondere l'aroma di lavanda negli armadi.

martedì 28 giugno 2011

Ma è proprio lui?


Detesto la pubblicità, televisiva soprattutto, e ancor di più quando arriva puntuale, ad interrompere le scene più importanti di un film o un dibattito interessante dai toni accesi, ma non posso certo negare che quello spot con quel pizzico di retrò e quel bel ragazzo a bordo piscina non abbiano catturato la mia attenzione.
Per un po' mi sono chiesta se il fusto fosse proprio lui, il bellissimo Delon; la risposta è arrivata quasi casualmente, parlando con un collega, grande cinefilo.
Dior, ha utilizzato per la campagna di "Eau Sauvage", uno dei profumi più famosi della maison, anzi il loro primo profumo da uomo creato nel 1966, alcune scene prese da "La piscina" film del 1968 con Alain Delon e attori di gran fascino e professionalità indiscussa, del calibro di Romy Schneider e Jane Birkin.
Lo spot è perfetto, soprattutto il finale. E' proprio vero che, quando si cerca qualcosa di elegante e raffinato, basta uno sguardo indietro nel tempo, che gli spunti non mancano mai.

giovedì 23 giugno 2011

Solo foto, scattate col cellulare Sig!

Oggi non resisto e posto qualche foto del mio angolo di relax in giardino.
Sì perchè il giardino non è solo lavoro del tipo tagliare l'erba, raccogliere le foglie secche, tosare la siepe, abbeverare i fiori, spazzare il pavimento esterno...., ma anche quel famoso "attimo tutto per me", per il caffè con gli uccellini, un bel libro, la fioritura del platycodon, che oggi voglio dividere con chi mi segue ....


Sono foto che ho scattato stamattina mooolto presto (erano circa le 5 e 30!!)
per portarle con me durante la giornata; desideravo soprattutto vedere, con occhi diversi da chi è di parte, l'effetto del mio ultimo acquisto: l'etagere fresca fresca dal mercatino di Piazzola sul Brenta che ho posizionato dietro la colonna portante della casa.
Alle cinque del pomeriggio, ovviamente, sarà servito il the assieme ad alcuni cupcakes.

mercoledì 15 giugno 2011

In giardino non possono mancare le Ortensie


Ho visto che a tutte piacciono molto le ortensie. Credo che sia perché sono piante generose, forti ed estremamente adattabili: amano l'ombra, ma possono crescere abbastanza bene anche al sole e chiedono veramente molto poco perché vivono in ogni tipo di terreno a condizione che ci sia un regolare apporto d'acqua ed un buon drenaggio e non temono i rigori dell'inverno, tanto da resistere bene sino ai sei o sette gradi sotto zero.
Anche la potatura è abbastanza semplice; le più comuni (macrophylla) fioriscono sul legno dell'anno precedente e quindi basta ripulire i rami secchi, rimuovere i vecchi fiori ed eliminare gli steli più deboli togliendo l'ultima coppia di gemme.


Le riviste mi confermano che il vecchio fiore non va tolto sino a primavera perché si pensa sia di protezione al nuovo germoglio; tuttavia alcune ortensie (ad esempio le lacecap), perdono tutti i loro fiori con il gelo invernale.


Suggerisco anche, nelle piante di cinque-sei anni di età, di togliere circa un terzo dei nuovi rami nati al livello del suolo, così da dare luce all'interno della pianta e permettere una vigorosa lignificazione. A volte è addirittura necessario, in presenza di inverni molto piovosi e con abbondanti nevicate, come nelle mie zone, effettuare una pulitura abbastanza radicale della pianta, anche se per l’anno successivo si perde parte della fioritura.
Le ortensie rampicanti, invece, richiedono una potatura molto limitata, che serve più che altro a contenerne la crescita.
Per la quercifolia, molto gradita e di facile reperibilità nei vivai, solo potatura di riordino.


In ogni caso la potatura non è essenziale: se lasciate crescere allo stato naturale, limitandosi in primavera a togliere rami e fiori secchi, le ortensie ci ripagano con cespugli grandi e dalle forme irregolari, ma con fioritura abbondante anche se i fiori saranno più piccoli.

Il fiore dell’ortensia per forma, lunghezza dei rami e durata, si presta ad essere reciso per essere conservato durante la stagione invernale: per conservarlo a lungo va tagliato alla fine dell’estate perché quelli che sembrano petali, sono in realtà foglie trasformate e a settembre divengono più dure e resistenti assumendo una interessante nota di colore verde.

Un vaso di ortensie, inoltre, può rappresentare, se collocato sapientemente, un vero e proprio elemento di arredo, anche se non sono destinate agli interni.


Per la riproduzione delle ortensie si ricorre alla talea, da effettuarsi da aprile ad ottobre, oppure alla divisione delle radici, facile e sicura.

giovedì 9 giugno 2011

Ancora su treni e trenini

Ormai, a causa di quel famoso regalo di Roberto (il mitico Marklin per chi non ne fosse a conoscenza), non mi trattengo più e, nel tentativo di mettermi in pari, quando navigo in rete non faccio altro che cercare informazioni sui “trenini”.

Ed è così che ho scoperto perfino il “Manuale del plasticista - Piccoli suggerimenti per l'impianto di un trenino elettrico in corrente continua” a cura di Flavio Capra, guida turistica specializzata sul trenino rosso del Bernina, cui ha dedicato un sito aggiornatissimo (maggio 2011) ed estremamente ricco di informazioni, non solo per gli amanti del modellismo, ma anche per chi condivide la passione per i viaggi in treno.


Per chi fosse interessato, oltre al manuale succitato, ad organizzare un viaggio con il mitico “Trenino rosso” della Ferrovia di Bernina che collega Tirano a S. Moritz con la Trasversale ferroviaria alpina più alta d'Europa patrimonio mondiale UNESCO, suggerisco prima un “giro” sul suo sito.

Quindi: buon viaggio a chi parte e buon lavoro ai “Plasticisti”

Acquisti dei mercatini

Le mie amiche mi chiedono: ma tutte le "cose" che compri dove le metti in casa? Che cosa ne fai, le utilizzi?
Ed eccole accontenate con le ultime "trouvaille" ...

qui una piccolissima parte della mia collezione di sveglie

e qui le mie "composizioni" di fiori conservate all'interno di recenti acquisti effettuati a Piazzola sul Brenta.

mercoledì 8 giugno 2011

Pazzi per i trenini: parte seconda

Quindi vi dicevo nel post precedente dello scompiglio creato dai “modelli rotabili” e che, comunque non era finita lì e che c’era un seguito, visto che ho uno zio, l’ultimo che mi è rimasto, ma anche il più caro, che VERAMENTE colleziona di tutto, da sempre. Basta chiedergli una cosa e ce l’ha; basta accennargli ad un “ritrovamento” di un pezzo così e cosà ed ecco che è in grado di raccontarti vita, morte e miracoli. In casa mia lo amiamo e lo stimiamo moltissimo e più di qualche volta approfittiamo della sua esperienza.

Bene è successo che vedo questo mio zio per caso, in visita alla sorella (la mia mamma) e, ancora più per caso, parlando, lui racconta che, tra le tante attività (api, miele, orto, ristrutturazioni varie) ha intrapreso la realizzazione di un plastico per il trenino per il piacere della cara nipote: si sdilinquisce in particolari, descrive le rotaie, come ha realizzato i collegamenti, il trasformatore, il passaggio a livello, ecc…..

E così mi sono sentita in dovere di raccontare del bel regalo di Roberto, del faldone consunto, dell’investitura, ecc… ; avevo stuzzicato la sua curiosità e, pochi minuti dopo, era già a casa mia a riaprire con me lo scrigno magico.

Il seguito ve lo lascio immaginare ed è un'altra serie di “Ah! Oh!” seguita da una strana richiesta relativa al prestito dei cataloghi Marklin per provvedere alla loro scansione….I “collezionisti” , si sa, sono veramente strana gente.
A proposito ho capito da mio zio che per far funzionare il trenino mi manca una cosa: cercasi trasformatore disperatamente!

lunedì 6 giugno 2011

Non volevo crederci: pazzi per i trenini

Tutto è cominciato per caso, o quasi, con un collega di lavoro molto caro che ha voluto regalarmi il suo giocattolo preferito di quando era piccolo: il trenino, ma non un trenino qualsiasi, ma il mitico Märklin.

Patita come sono delle cose vecchie e di tutto quello che non ho vissuto per colpa dell’età o del fatto di essere donna, ho accettato con immenso piacere ed ho ricevuto la “scatola” direttamente dalle sue mani, in religioso silenzio, quasi come se si trattasse di una investitura.
Più che di una scatola si trattava di un vecchio schedario, del tipo da ufficio, con i lacci usurati in tela, piuttosto malconcio e pesante; un “faldone” che già mi faceva l’occhiolino, facendomi immaginare che nel suo contenuto mi sarei persa.
Ho resistito ed ho aspettato la sera per aprirlo, a casa, quando c’erano anche mio marito e mio figlio; sì anche perché ero convinta che non avrei saputo capire bene da sola l’importanza del regalo. Di fatto avevo condiviso da piccola con mio fratello maggiore i binari sui cui far circolare un trenino, qualche cambio di direzione, l’abbassarsi delle sbarre del passaggio a livello, un plastico iniziato ma mai terminato con le montagne di cartapesta, ma non mi ero mai particolarmente appassionata. Mio fratello, invece, aveva respirato l’aria della ferrovia fin da piccolo quando, a quattro anni, il nonno materno lo caricava sul Galletto Guzzi e lo portava a vedere il passaggio dei treni.
Certo non pensavo che il tanto famigerato faldone avrebbe portato un così grande scompiglio; nella scatola, oltre locomotiva, vagoni e binari, c’erano anche i vecchi cataloghi. Ed è stato lì che mi sono resa conto che gli uomini, anche da grandi, restano sempre molto bambini. I maschi di casa hanno cominciato a sfogliare il catalogo e, ad ogni pagina, era una sequela di “Ah!! Oh!! Vedi questo ce lo avevo.. Ecco la locomotiva che avevo da piccolo.. Chissà se nella casa dove sono nato ci sono ancora… “ e così via.
Insomma, in un attimo io, che avevo ricevuto il regalo, il faldone e l’investitura ero stata completamente estromessa!!



Ma non tutti i mali vengono per nuocere e così ho deciso di documentarmi sui mitici Märklin, trenini realizzati da un'azienda produttrice di giocattoli tedesca, fondata nel 1859 per molti anni leader mondiale tra i costruttori di treni modello, distintasi per l’originalità dei suoi modelli a prevalente esecuzione in metallo e per il particolare funzionamento a corrente alternata anziché continua (dove entrambe le rotaie sono la massa -più correttamente il "neutro", trattandosi di corrente alternata, mentre la "fase" è data da una serie di punti di contatto in rilievo, posti tra le due rotaie -cosiddetta "terza rotaia"); i modellini prendono infatti la corrente dai punti di contatto tramite un pattino posto sotto la locomotiva.
Ho appreso che i binari sono di tre tipi M, C e K e che il mio collega ha conservanto i Binari M, usciti di produzione, ed attualmente reperibili solo nel mercato dell'usato, che alcuni rotabili Märklin hanno alto valore, ma, naturalmente non sono moltissimi, anche se il valore generale non è poi così basso; che è addirittura possibile, per farsi un’idea della produzione Märklin, acquistare il catalogo storico (Koll’s preiskatalog) edito ogni anno, che elenca ed illustra la produzione dalle origini ad oggi. Il catalogo attribuisce anche delle quotazioni ai singoli modelli, meramente indicative, in quanto il mercato italiano ha prezzi diversi.
Ho appreso che la Märklin ha un sito ufficiale
http://www.maerklin.de/de/
; che esiste un fan club italiano dove è possibile trovare sia informazioni di carattere fermodellistico storico o tecnico legate al mondo Märklin , sia esperienze personali, immagini e tecnica.
http://www.marklinfan.net/
; che esiste un sito ed un relativo forum a disposizione di tutti gli appassionati della Marklin con il preciso scopo di contribuire alla diffusione della passione per la Marklin. http://www.3rotaie.it/


Ho anche molte altre cose da raccontarvi, ma il post si sta facendo un po’ lungo. C'è un seguito, dovuto ad uno zio appassionatissimo di tutto e collezionista di qualsiasi cosa..

Un grazie a Roberto, il mio carissimo collega che ha dato la stura a tutta una serie di nuove conoscenze.

mercoledì 1 giugno 2011

Sta fiorendo il Platycodon

Certo che, dal nome botanico, non si direbbe proprio quella “campanella” che si sta imponendo da un po’ sul mercato e che si trova ora fiorita anche nei supermercati e nella grande distribuzione. A dire la verità ne ho acquistati alcuni esemplari lo scorso anno al mercato a Vicenza alla bancarella di un signore un po’ anziano che non sapeva dirmi il nome della pianta e la definiva appunto “campanella”.
Mi aveva detto che la pianta, se posta in piena terra, sarebbe rifiorita anno dopo anno.
Ovviamente non gli ho creduto, ma ho voluto fare ugualmente una prova e… magia!! Ora sta proprio rifiorendo.


Si tratta del Platycodon, erbacea originaria dell'Asia. Raggiunge un’altezza massima di 30-50 cm, con foglie alterne, ovali o lanceolate, di colore verde-blu; si sta già coprendo di alcuni boccioli tondeggianti e sto trepidamente attendendo i fiori che sono a stella, con 4 o 5 lobi: i miei saranno blu, ma ne esiste anche una versione lilla, bianca e rosa.
Sulle riviste specializzate queste piccole piante sono caldeggiate per un utilizzo in bordura, come le altre specie di campanula, per la loro ricca fioritura estiva e la longevità.
Sono abbastanza versatili perché si possono porre a dimora in luogo soleggiato, oppure all'ombra parziale; come ho potuto verificare personalmente, sopportano senza problemi le temperature piuttosto gelide delle mie parti, visto che la pianta va in riposo vegetativo durante i mesi invernali, disseccando completamente la parte aerea e sviluppando le nuove foglie in primavera.

Ho letto che si possono propagare per seme, quindi, a fioritura ultimata, proverò a conservare i semi da far germinare in autunno per l’anno prossimo.
Per ora sono le uniche piante del giardino a non essere state attaccate da parassiti e a non essere state mangiucchiate dalle lumache, autentica croce dopo le zanzare tigre. Direi che per bellezza e facilità di coltura sono indicate a tutti i “pollici neri".

martedì 31 maggio 2011

Anche il tuo vecchio argento può trasformarsi in un pezzo di storia

Ecco una iniziativa piuttosto particolare che riguarda la Città di Vicenza: si tratta dell’operazione “Trasforma il tuo vecchio argento in Storia”, resa possibile dalla collaborazione di 10 gioiellerie di Vicenza (Pavan, Ageno, Dal Ponte, Da Rin, Soprana, Donegà Paolo, Re Mida, Gino Zoccai, Marotto e Vettori) e patrocinata del Comune.

A partire dal 24 maggio, presso le gioiellerie che aderiscono al progetto e che espongono questa vetrofania ,
ogni cittadino potrà offrire il suo contributo per la rinascita di un’opera d’arte della città semplicemente consegnando quei piccoli oggetti d’argento, rotti, inutili e di poco valore economico che spesso teniamo in casa, nell’entusiasmo di lasciare un segno forte nella cultura del territorio vicentino.

Il Gioiello di Vicenza, che diverrà patrimonio dei vicentini e proprietà dell’intera comunità, consiste nella riedizione di un modello della Città di Vicenza, che fu realizzato nel 1578 in argento, con un'opera tradizionalmente attribuita a Giorgio Capobianco, su progetto di Andrea Palladio.
Venne offerto dai cittadini alla Madonna di Monte Berico per scongiurare l’epidemia di peste, ma fu distrutto dalle truppe del governo napoleonico nel 1797.
Ce ne è giunta memoria grazie ad alcuni dipinti raffiguranti il patrono della città con il prezioso modellino.


Verrà ricostruito in 3D dall’arch. Romano Concato, in forma circolare del diametro di circa 60 cm; per la sua completa realizzazione saranno necessarie 2000 ore di lavoro e almeno 30 Kg di argento.


Chi volesse maggiori informazioni può richiedere chiarimenti a: ilgioiellodivicenza@yahoo.it
E’ possibile vedere in anteprima il Gioiello di Vicenza all’indirizzo: http://gallery.me.com/vi1544#100307

giovedì 26 maggio 2011

"Quando la moda torna di moda" : Mostra Mercato del Vintage a Bassano del Grappa (VI)


Ecco che, per la prima volta, il Vintage fa tappa anche a Bassano del Grappa nella splendida cornice di "Villa Giusti del Giardino", per l’occasione aperta al pubblico nel fine settimana del 28 e 29 maggio 2011 dalle 10.00 alle 19.00.

Si potrà trascorrere una piacevole giornata percorrendo le antiche stanze della villa, tipica espressione dell'architettura veneta del 600, e passeggiare nel meraviglioso parco, apprezzato per la bellezza delle piante secolari.

Foto tratta dal sito di Villa Giusti

Oltre che dall'ambientazione, il prestigio dell'evento è assicurato dalla collaborazione con Angelo Caroli, guru del vintage, organizzatore e collaboratore di tutte le più importanti fiere vintage tenutesi in Italia.
Sarà quindi una ghiotta occasione per fare acquisti convenienti, per chi voglia arricchire il proprio guardaroba o per chi ama collezionare oggetti di design o per chi, semplicemente, ritrova in queste creazioni un pezzettino del proprio passato.


Vedi anche:
Creattivando: Ha più di vent’anni, ma è Vintage?

“Brocanteuse” e collezionista: è per sempre

Sì è proprio così: la “brocanteuse” autentica, come la collezionista, non molla mai ed è sempre alla ricerca di qualcosa; guarda con molto interesse dappertutto, scruta anche tra le cianfrusaglie che gli amici vogliono buttare . . . non si sa mai.
Se poi si imbatte, andando a passeggio per il proprio paese, in un negozio dell’usato, allora è festa.
E lo è per una serie di motivi:
i negozi dell'usato effettuano un tipo di commercio che si basa su un concetto semplice ed ecologico, che consente a chi non usa più un certo oggetto di venderlo per renderlo disponibile invece a chi può ancora apprezzarne l’utilizzo.
Si raggiungono così almeno tre obiettivi interessanti:
un introito economico per il venditore che, in caso di vendita, riceve denaro contante;
un risparmio da parte di chi compra sul prezzo di mercato;
una seconda vita all’oggetto in un sistema etico-solidale; infatti l’oggetto non viene smaltito in discarica o peggio ancora abbandonato, con conseguente salvaguardia del territorio.

Ed è con piacere che dedico questo post ad un nuovo negozio dell’usato, il primo aperto a Valdagno (Vi) a fine agosto dello scorso anno : il “Bottegone dell’Usato” .


E’ gestito da due ragazze giovani, simpatiche e spigliate: Renza e Socia (NB: in foto c'è Renza; la Socia preferisce non apparire in video o in voce).

Ovviamente, contagiata come sono dal virus del collezionista, quando posso non manco di fare una capatina.
Le foto, scattate col cellulare, non rendono giustizia né al negozio, né alle titolari; se vi trovate a passare da Valdagno, vi consiglio di fare un giro.


Non c’è la pretesa di acquistare il pezzo “antiquariale”, ma vi si può trovare anche qualcosa di particolare.
Ad esempio io ho acquistato un servizio di piatti di porcellana Bavaria stupendo, che ho voluto regalarmi per il mio compleanno, e qualche settimana fa anche le tazzine da caffè ed il trittico caffettiera, lattiera e zuccheriera che sono nella foto. C’è anche il marchio, nel caso qualche blogger esperta mi sappia dire qualcosa di più.


A Renza e Socia, che spero prima o poi leggano il post, un augurio speciale di continuare l’attività con immutato entusiasmo.

Vedi anche:
Creattivando: Contagiati dal virus del collezionista

mercoledì 25 maggio 2011

Giardinaggio

Oggi, da buona "teorica del giardinaggio", come amo definirmi, mi sono decisa a postare qualche particolare del giardino di casa mia.
In realtà non è proprio un "giardino", ma si tratta di uno spazio piccolissimo, ricavato a stento tra le abitazioni; come tale, risente del fatto di essere poco seguito, scarsamente abbeverato e non certo rivestito da un folto manto di prato inglese...

Questo è il primo spazio dove ho sistemato un arredo di tipo "provenzale", acquistato al mercatino di Piazzola sul Brenta.
Assieme alle onnipresenti lanterne Ikea, utilissime di sera, la brocca con gli iris, dipinta con il paesaggio tipico della Toscana acquistata presso il laboratorio Olpe di Castiglione della Pescaia, meta privilegiata per le vacanze.



Ed ecco ora il mio "angolo del relax", completo di sedia da regista, in un momento magico in cui le ortensie sono in piena fioritura.

martedì 24 maggio 2011

Adesso è il loro momento: protagoniste in giardino ed in casa

Sono conosciute per i loro splendidi fiori, ma producono anche un bel fogliame; sono adatte come arbusti, ma anche come esemplari singoli in un piccolo giardino. Non necessitano di grandi cure, e capita spesso che esemplari completamente lasciati a se stessi, nei giardini di vecchie case abbandonate, continuino nel tempo a produrre i loro splendidi fiori.


Si tratta delle peonie, originarie dalla Cina, diffuse in tutto l'emisfero boreale e presenti anche nella flora italiana con alcune specie dai grandi fiori porpora e rosa, protagoniste non solo dei nostri giardini, ma anche nell’arredamento, come in questa splendida foto tratta dal catalogo di tessuti e carta da parati di Vanessa Arbuthnott.


Eccole, in tutto il loro magico splendore, in alcune splendide ispirazioni tratte dal blog Simply Me, che vi consiglio di visitare.



Per chi le acquista in vivaio ci sono ibridi e cultivar ottenuti dall'incrocio tra specie dalla particolare fioritura.
In genere le peonie sono suddivise in due grandi gruppi principali: arbustive ed erbacee.
Le più diffuse sono le erbacce, cui appartengono anche le specie presenti in natura; questi fiori vengono coltivati nei giardini europei da secoli. Si tratta di piante con radice tuberosa di grandi dimensioni; durante i mesi primaverili si sviluppano lunghi steli che portano grandi foglie frastagliate di colore verde brillante, a formare ampi cespi tondeggianti, che possono raggiungere anche il metro di altezza e di ampiezza. In primavera inoltrata, alcuni fusti sottili eretti tra il fogliame portano grandi boccioli, che produrranno enormi fiori colorati, in genere nei toni del rosa.
Esistono peonie erbacee a fiore semplice e doppio di colore rosso, rosa e bianco.
La coltivazione non presenta particolari difficoltà: i tuberi si piantano in un buon terreno soffice e fertile, ben lavorato e mescolato a poca sabbia e a dello stallatico ben maturo in una posizione ben soleggiata, necessaria a portare a termine la fioritura.
Da aprile a settembre vanno annaffiate regolarmente, quando il terreno è ben asciutto, anche se possono sopportare periodi di siccità medio-lunghi. Per le concimazioni è opportuno attendere la primavera, quando il fogliame tende a svilupparsi.
In piena fioritura i fiori sono talmente tanto grandi da piegare i fusti che li portano; per questo motivo è necessario porre dei tutori al centro del cespo di foglie, a cui assicurare i fusti con i fiori più grossi e pesanti. Bellissimi ed adatti allo scopo i tutori fotografati nel blog Blomsterverkstad di Minna.


Verso la fine dell'estate possiamo smettere di annaffiare, e in seguito possiamo tagliare il fogliame della peonia a 15-20 cm da terra; l'anno successivo la pianta ricomincerà a germogliare all'arrivo del primo tepore primaverile.
Possiamo moltiplicare le peonie erbacee dei nostri giardini dividendo le radici tuberose o i cespi di radici; in questo modo, in autunno, possiamo ottenere più piante da un solo esemplare. Ma le piante così prodotte tenderanno ad impiegare qualche anno per ben stabilirsi nel terreno e almeno un paio di anni prima di fiorire abbondantemente.
Lo stesso avviene per le piante da poco messe a dimora: le peonie infatti non amano i trasferimenti e ogni volta le spostiamo, le poniamo a dimora o le dividiamo, dobbiamo attendere almeno un paio di anni che si adattino alle nuove condizioni di coltivazione.
Possiamo ottenere nuove piante anche da seme, ma poiché i vivai commercializzano quasi esclusivamente ibridi, è probabile che pochi semi siano fertili e che le piante ottenute da seme non siano identiche alla pianta madre.

venerdì 20 maggio 2011

Domenica 22 maggio tutti a Vicenza per Vivi Vicenza Vintage



Anche il suggestivo corso Fogazzaro, in centro storico, tra l’incrocio con contrà S. Biagio e piazzetta dei Carmini, dalle 9 alle 19.30, vestirà “Vintage” con tripudio di vestiti, occhiali, borse, foulard, scarpe, bigiotteria, bauli, cappelli, profumi, dischi, libri, locandine e tanti altri oggetti prodotti nel recente passato e diventati di culto per qualità, design, originalità.
Si tratta di una novità assoluta per Vicenza, voluta dall’associazione “I portici di corso Fogazzaro”, in collaborazione con l’assessorato al turismo del Comune, un’occasione per appassionati e curiosi che potranno addentrarsi tra bancarelle che esporranno oggetti particolari; un modo per ritornare al passato ricordando lo stile e il modo di vivere dell’epoca,il fascino particolare del Vintage.
Saranno presenti una cinquantina di espositori provenienti da tutta Italia.
In piazzetta dei Carmini ci sarà anche un gazebo del Vespa Club di Vicenza e Lonigo con mezzi restaurati, bevande, musica e gadget. Il pubblico potrà inoltre incontrare ragazze con acconciature dell’epoca e vestite con abiti della collezione anni Ottanta della sartoria Paola Girardi di corso Fogazzaro che distribuiranno gadget e volantini. Alcuni dj, infine, proporranno musica anni ’80 e ‘90 da accompagnare agli aperitivi mentre il gruppo musicale “Magnetofono” suonerà jazz italiano anni ’50 e ’60 a partire dalle 17.
Non mancate!!!

giovedì 5 maggio 2011

Caffè con gli uccellini


Che bello la mattina presto adesso; si può iniziare la giornata bevendo un caffè in compagnia di un sacco di uccellini. Quante cose si devono raccontare. Certo rallegrano la giornata e, quando sto andando al lavoro, mi piace pensare che stanno rassettano le loro case ...