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venerdì 30 settembre 2011

Domenica 2 ottobre a Vicenza per "Pagine InChiostro"

Se non sapete che cosa fare domenica prossima, 2 ottobre 2011 e vi trovate a passare da Vicenza, consiglio un giretto alla manifestazione "Pagine InChiostro", iniziativa dell'Associazione Culturale Il Tritone di Vicenza e realizzata con il patrocinio del Comune di Vicenza, della Provincia di Vicenza, della Biblioteca Civica Bertoliana e della Biblioteca Internazionale La Vigna.
L’evento sarà di scena per l’intera giornata di domenica al Chiostro del Tempio San Lorenzo con accesso dall’omonima piazza che si affaccia in Corso Fogazzaro a Vicenza


Nelle foto la Chiesa di San Lorenzo, con il Chiostro, tratta dal sito di Gilberto Pavan Editore.

mercoledì 28 settembre 2011

Scatole di latta: 2^ parte

Eccoci quindi alla seconda puntata sulle scatole di latta.
Qui la prima parte dove vi avevo promesso di farvi vedere qualche esemplare della mia piccola collezione, ma... non è ancora il momento, anche perchè preferisco far fare le foto, visto che il cellulare ha dato pessimi risultati.

Girellando in rete, ho notato che c'è più di qualche sito interessante sull'argomento; primo tra tutti vi segnalo “La Casa delle Antiche Scatole di Latta” che ci accompagna ad un vero e proprio museo creato a Gerano, in provincia di Roma.
Vale la pena soffermarsi a leggere i contenuti del sito dove è dettagliatamente descritta la storia della scatole di latta.

Con grandissimo piacere inoltre, stamattina proprio leggendo un quotidiano di libera distribuzione, non ho potuto fare a meno di notare la pubblicità di Bianca Maria Martelli, come me blogger, come me di Vicenza (per la verità io sono della provincia), come me appassionata di mercatini, anzi standista a Piazzola sul Brenta (se la cercate sarà allo Iutificio allo Stand n. 26).
Il suo blog, veramente bellissimo, è un invidiabile spaccato di vita da ”brocanteuse”, o forse meglio da antiquaria e, se cercate tra i post, visto che è esperta in scatole di latta, trovate anche alcune pagine di una dispensa Fabbri Editori : “Scatole di latta"

Trovo inoltre molto carino, come dicevo nel mio post precedente, che alcune aziende utilizzino ancora le scatole di latta per il packaging di alcuni prodotti: di recente al supermercato ho visto prodotti Caffarel e Lazzaroni.

Una citazione a parte merita, per l'originalità un Biscottificio di Roma che per festeggiare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia ha creato una biscottiera tricolore.

martedì 27 settembre 2011

Il bon ton del Blog: la Blogtiquette

Non lo sapevo proprio, ma esiste anche un bon ton per i bloggers: la Blogtiquette
Ma di che cose si tratta?
Vi ricordate della netiquette, letta e riletta ai tempi in cui eravamo neofiti di Internet? Ebbene esiste anche una linea di comportamento etico/pratica che disciplina le dinamiche di relazione tra bloggers. In realtà non se ne sa mai abbastanza sull'argomento perciò, per evitare ulteriori cadute di stile nella quali sono incorsa più volte nella gestione del mio blog e nei rapporti con gli altri, vi riporto le regole direttamente da Wikipedia.


Regole e principi della Blogtiquette
1. Rispetto - Indipendentemente dal pagerank, dalla notorietà e dalla anzianità di servizio, ricordare che dietro alla piattaforma c'è sempre un individuo che merita a priori il nostro rispetto.
2. Evitare i commenti inutili - Capita alcune volte di leggere in rete delle imprecisioni negli articoli pubblicati: contare sino a dieci e mettere un freno alla nostra saccenza. Evitare di postare un commento che sottolinei pubblicamente l'errore e soprattutto l'inadeguatezza dell'autore: scrivere una email all'interessato potrebbe rivelarsi un'ottima idea!
3. Nessuno merita la nostra invidia - Se il "blog del vicino è sempre il più bello" ciò non significa affatto che il nostro sia il più brutto! Evitare quindi di escludere dalle proprie letture chi abbia del talento: ognuno di noi ha sempre da imparare dall'altro e copiare lo stile altrui può rivelarsi tanto utile all'inizio della attività di blogger quanto coercitivo per la nostra creatività con il trascorrere del tempo: practice makes perfect.
4. Citazioni - Redigere un post comporta di sovente la necessità di consultare un ampio volume di fonti grazie alle quali l'articolo risulterà maggiormente particolareggiato ed esauriente nel suo contesto. Evitare la tentazione di attribuire a se stessi lavori che non siano frutto del nostro operato e sfuggire un utilizzo inopportuno del "copia & incolla". Segnalare quindi con un link la pagina di riferimento (permalink) citando l'articolo "fonte di ispirazione": riceverete certamente la gratitudine dell'autore nonché una buona spinta da Google. Il "condividere" è l'anima del web 2.0, non siate parsimoniosi.
5. Immagini - Quando si ha l'intenzione di utilizzare una immagine online che non sia di proprietà, evitiamo di inserire l'URL diretto alla medesima nei nostri post poiché è un furto di bandwidth, azione quest'ultima particolarmente irritante per il sistema nervoso dei webmaster: ogni volta che un visitatore accederà alla nostra pagina con il link all'immagine rubata, verrà attivato il server (a pagamento) del proprietario sottraendo della banda dalla quota mensile. Per i più distratti, ricordo che il servizio di statistica di un dominio Top Level rileva e segnala prontamente l'indirizzo web del fruitore della immagine rubata. Sarà dunque opportuno salvare le immagini ed effettuare l'upload delle stesse sul proprio server oppure avvalersi di un servizio-hosting.
6. Post & Commenti - Il pubblicare un articolo online equivale a renderlo di pubblico accesso quindi, potenzialmente consultabile. Sarebbe un ottimo punto di partenza lo scrivere gli articoli nel rispetto della sensibilità altrui evitando di conseguenza di cadere negli eccessi e/o parlare esclusivamente di se stessi e di cosa abbia avuto per cena il proprio gatto. Il rispondere ai commenti dei lettori poi è un'ottima manifestazione di cortesia e di implicita gratitudine: nessuno ha l'obbligo di leggere il nostro blog!
7. Rivalità - Entrare nell'ordine di idee che gli altri blogger non sono dei potenziali nemici sebbene pubblichino degli articoli che vertono su delle tematiche simili alle proprie. Una sana concorrenza è propedeutica al miglioramento delle prestazioni tecnico-letterarie di un blogger purché il meccanismo in sé non divenga una mera ossessione da "primo della classe". Piuttosto, il fare visita e commentare i post di quella tipologia di siti che appartengono alla propria niche potrebbe rivelarsi una scelta piuttosto azzeccata poiché il visitatore medio è già sensibile all'argomento quindi, sarà facilmente attratto anche dal nostro blog.
8. Splogging - Evitare di inserire nei commenti di un post una pubblicità smodata (link, citazioni, etc.) verso il proprio sito in particolar modo se non ha alcuna attinenza con l'argomento trattato dall'articolo redatto dal blogger al quale abbiamo fatto una visita.
9. Visite - Così come è piacevole per ogni autore il leggere nelle pagine del proprio blog un commento da parte di un nuovo utente, spesso accade che non venga resa la cortesia contraccambiando la visita: lo snobbare i lettori è uno dei peggiori atteggiamenti relazionali che possa essere intrapreso in Rete. Il blogging è per antonomasia reciprocità!
10. Keywords - Evitare un utilizzo improprio delle parole chiave con il fine di migliorare il pagerank inserendo delle tags che esulano dal contesto dell'articolo che verrà pubblicato. Sebbene questa attività sia particolarmente redditizia su di un piano di visibilità e di posizione negli indici dei motori di ricerca, non lo è altresì sotto un aspetto etico: il potenziale utente sarà attratto dal nostro articolo con la convinzione di poter leggere un determinato contenuto mentre il post offrirà solamente la keyword e nulla di più. Specchio per le allodole...
11. Pay Per Post - L'utilizzo di questa tipologia di advertising è a discrezione dell'autore del blog. Evitare comunque di pubblicare degli articoli a pagamento privi di una nota informativa che lo segnali: l'utente avrà così la piena facoltà di leggere oppure no il post. Alcuni servizi di promozione pubblicitaria richiedono esplicitamente al blogger di enfatizzare (Tone) il contenuto dell'articolo a pagamento: l'azione è moralmente discutibile tanto su di un piano personale quanto sul potenziale rapporto di fiducia verso il lettori. Il generare in un modo onesto delle rendite attraverso il proprio sito è una soluzione che può ovviare le numerose spese di gestione, a patto che non si inganni la buona fede altrui.

Che ne dite? Chiedo scusa a coloro che hanno visitato il mio blog, lasciando un commento, e cui non ho ancora risposto. Mi ripropongo di lasciare un commento su tutti i blog che, casualmente o meno, mi trovo a visitare.

Buon lavoro a tutti!

Ancora collezioni: le scatole di latta

Non so se sia così anche per voi, ma nel periodo natalizio la spesa al supermercato è più piacevole da quando le ditte produttrici di dolciumi, che devono assecondare il gusto di noi consumatrici, hanno ripreso le scatole di latta come "confezione delle feste" per pandori e panettoni, dopo averle snobbate per anni, preferendo ricorrere al più economico cartone.
Quegli involucri colorati ti strizzano l'occhio, complici, dallo scaffale dove sono sistemati.
Ed è così che le scatole di latta entrano nelle nostre case, un po' in punta di piedi, per poi riconquistare un posto in evidenza, proprio come era nel passato.
Se le scatole sono antiche, infatti, la schiera dei collezionisti è vasta ed il motivo di questo interesse è spiegabilissimo, dovuto al fascino irresistibile dei disegni riprodotti. Quando se ne trova una in casa che si era proprio dimenticata, è come aprire una parentesi sul passato perchè è sicuramente piena di bottoni, figurine, vecchie foto ingiallite e sembra profumare ancora di biscotti, cacao, caramelle, talco, cipria, tabacco...



Nate da una particolare esigenza, la conservazione dei prodotti alimentari, utilizzate all’epoca di Napoleone come contenitori di porzioni per l’esercito, cominciano a prendere forma nel primo quarto di secolo dell’Ottocento.
Il materiale di costruzione è l’acciaio, lavorato in fogli sottili e ricoperto di stagno dotato di caratteristiche ottimali quali duttilità, costo contenuto, valore igienico e conservativo. L’industrializzazione impone la necessità di far viaggiare i prodotti alimentari, ma anche chimici o manifatturieri, in appositi contenitori. E la scatola di latta arriva a proposito.
Ma il lancio definitivo va attribuito all’industria dolciaria; a Torino la Caffarel, per rispondere alle richieste dei consumatori ed incrementare le vendite, comincia a proporre i propri prodotti in scatole di latta, che poi diventano utili contenitori domestici, per qualsiasi esigenza.
Riportando il nome della ditta e del prodotto, inoltre, si trasformano in un veicolo pubblicitario.
Con l’avvento della cromolitografia e della relativa tecnica per applicarla su metallo, alla fine dell’Ottocento, si inizia ad inscatolare di tutto: biscotti, cioccolato, caffè, caramelle, torrone, per quanto riguarda i prodotti alimentari, ma anche lucido da scarpe, tabacco, prodotti farmaceutici e la mitica pastiglia Leone.
E pensate forse che io non abbia nemmeno una di queste scatole di latta? Certo, ma per le foto di qualche pezzo della mia collezione ci vediamo al prossimo post.

lunedì 26 settembre 2011

La soffitta e .. to give a gift ....

Dal Blog Atmosfera di casa....
http://atmosferadicasa.blogspot.com/2011/09/la-soffitta-e-to-give-gift.html
Un tripudio di trine, pizzi, bordure, lavori all'uncinetto e chi più ne ha più ne metta


Scade Giovedì 29 settembre: affrettatevi!!

giovedì 15 settembre 2011

Acqua e argilla: mischia magica oggetto di desiderio

Ad una recente visita al Mercatino di Piazzola sul Brenta mi è capitato di vedere dei piatti molto particolari, che lo standista mi indicato come "Barbotines".
Ne sono rimasta talmente tanto incantata, sia per i colori che per le lavorazioni a rilievo, da far scattare in me il desiderio di saperne qualche cosa di più.







La fase di maggiore sviluppo nella produzione delle Barbotines va individuata nel 1800; inizialmente il termine era in uso solo in Francia, dove è stata più considerevole la loro produzione e dove ancora oggi è più facile acquistarle presso qualche antiquario o in qualche mercatino, ma se ne sono avute realizzazioni importanti anche in Italia, Austria, Germania, Belgio ed Olanda.
Il pregio e la bellezza di questi oggetti sta tutta nel particolare tipo di lavorazione che evidenzia decorazioni a bassorilievo che vengono a loro volta impreziosite dai colori; le decorazioni avvengono usando colori uniformi, ma la vera particolarità è il risultato che si ottiene: lo smalto si oscura nelle cavità, mentre i rilievi appaiono più chiari ed il loro alternarsi mette in risalto il motivo in chiaroscuro.
I materiali con cui sono realizzati sono una mischia magica di argilla ed acqua; non sono stati prodotti solo piatti, ma anche brocche, vasi e cache pot.
La tipologia delle decorazioni è molto varia: si va dai paesaggi, agli stemmi gentilizi, agli animali, ma si trovano soprattutto piatti con fiori, vegetali e frutti, tutti centrati sul fondo, con bordure a volte traforate, intrecciate o modellate.

Le Barbotines vanno considerate sicuramente un oggetto del desiderio per chi è collezionista e sono convinta che, dati gli splendidi colori, possono essere un punto focale non indifferente se i piatti sono usati nella preparazione di una “tavola delle grandi occasioni”
Si tratta di una collezione inusuale e sicuramente di non facilissima realizzazione in quanto i pezzi non sono reperibili ovunque; altra nota dolente è rappresentata dal prezzo. In rete sono molte le offerte di piatti e brocche, mentre sono abbastanza scarsi i materiali di documentazione.

Per maggiori informazioni vi rimando ad un sito in lingua francese, che potete trovare qui, molto interessante, ben curato e che raggruppa virtualmente un po' tutto quanto fa riferimento a questa tecnica, pubblicazioni comprese.

lunedì 5 settembre 2011

Vintage mood a Padova

Ecco un appuntamento da non mancare: il Vintage Festival 2011 che si svolgerà nel cuore della città del Santo, in uno storico palazzo del '500.


Il festival, che è già alla seconda edizione, introduce un approccio non convenzionale ai temi vintage, ben lontano da tendenze nostalgiche; si tratta di un Vintage moderno, trasversale tra cinema, moda, design e musica, che sarà il fil rouge anche dei numerosi workshop.
Dal 9 all'11 Settembre quindi il coinvolgimento nel Vintage sarà totale: i visitatori potranno partecipare gratuitamente a vari workshop con nomi importanti come Maria Luisa Frisa che lavora per la Fondazione Pitti Immagine Discovery, i designer Marco Zito e Joe Velluto, A.N.G.E.L.O., Jonathan Kashanian, Carla Gozzi del programma televisivo Ma come ti vesti?! e molti altri ancora. Poiché i workshop sono a numero chiuso, è necessario iscriversi in tempo sul sito internet dell'evento.

L'agorà centrale del complesso San Gaetano di Via Altinate ospiterà la mostra mercato con selezionati espositori nazionali e internazionali, che condivideranno i loro ricercati archivi, accompagnati da sfilate ed esibizioni.
Al piano superiore le mostre d'arte contemporanea affiancheranno la retrospettiva dello stilista giapponese Issey Miyake.
Gli scavi romani dell'auditorium saranno la cornice della rassegna cinematografica internazionale curata dal film festival di Barcellona, mentre la domenica vedranno l'Urban Breakfast, un contest tra le migliori scuole di hip-hop della regione.
Preformance live, dj set e party saranno irrinunciabili appuntamenti di fine giornata.

Il Festival ha un suo preciso manifesto alla quale bisognerebbe attenersi per entrare con lo spirito giusto in questo importante manifestazione:
1. La prima regola è che non ci sono regole
2. Il passato è solido il futuro è liquido
3. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma
4. L'audacia e la creatività saranno elementi essenziali del nostro vestire
5. È il momento di guardarsi alle spalle per poter andare oltre

Per raggiungere la manifestazione presso il Centro culturale S. Gaetano di Via Altinate 71 a PADOVA si possono utilizzare i seguenti mezzi pubblici:
Tram: Fermata Ponti Romani
Bus: 3, 8, 16, 18, 22, 24, Riviera Ponti Romani e n. 10 Fermata Piazza Garibaldi

Qui per visualizzare il programma completo

vedi anche:

venerdì 2 settembre 2011

Vide grenier; puorquoi pas?

Oggi vi voglio parlare di qualcosa che è tipico della Francia e che da noi, in Italia, non riesce proprio a prendere piede: il vide-grenier, letteralmente svuota soffitta. Insieme ai mercatini dell'usato i vide-grenier sono uno dei maggiori divertimenti in Francia, secondi solo al cinema, tanto che vengono organizzate circa 50000 manifestazioni l'anno che mobilitano più di un milione di privati.



La differenza tra i mercatini dell'usato e le fiere dell'antiquariato è sostanziale: le seconde sono riservate ad esperti del settore, mentre i vide-grenier e le braderie, sono luogo di incontro soprattutto per privati appassionati.
Mi piacerebbe potermi concedere un fine settimana di caccia, in santa pace: sono sicura che porterei con me al ritorno dei trofei unici e originali, contagiata come sono dal virus del collezionista.

Del resto durante il recente viaggio a Parigi, (splendido! devo veramente ringraziare mio marito) non ho potuto fare a mano, in verità attendevo l'evento con trepidazione, di visitare i mercatini delle pulci alle porte della città, porte de Vanves e porte de Saint-Ouen. Credo sia una tappa obbligata per gli amanti del genere; mentre per ricercare pezzi di antiquariato prestigiosi è meglio recarsi nelle “chichissime” boutiques del Louvre des Antiquaires in rue de Rivoli.

Ricordo con molto piacere la mia prima volta a Parigi, più o meno 25 anni fa, quando molti bouquiniste, venditori di libri usati e d'occasione, erano aperti lungo le rive della Senna. All'epoca si sprecavano libri antichi, fumetti, cartoline datate, tanto che ne ho acquistate alcune da un signore molto anziano e fanno ancora bella figura in casa mia.
Ora la passeggiata è un po' meno interessante, perchè i bouquiniste sono stati contaminati da venditori di altri generi di mercanzia, soprattutto souvenir per turisti.

Il sogno che sto coltivando adesso e che conto di realizzare, prima o poi, è invece quello di andare a Lille, nell'estremo nord della Francia, dove ogni anno si tiene la più popolare braderie. La manifestazione quest'anno ha luogo proprio in questi giorni, dall'1 al 4 settembre; ha risonanza europea e conta più di due milioni di venditori, clienti affezionati, curiosi e ricercatori di rarità di ogni tipo. Le vie, le piazze e il centro della città fanno da teatro ad un enorme e gigantesco vide-grenier
Il tutto si svolge nell’arco di 36 ore consecutive ed è quindi impossibile riuscire a vedere anche solo la metà dell’intera braderie con i suoi 10000 venditori per un totale di 30 Km di bancarelle
La vendita prosegue per tutta la notte, i venditori assonnati vegliano sulla loro merce mentre gli acquirenti si aggirano muniti di torcia elettrica per evitare fregature.
I ristoranti del centro si sfidano nella specialità locale, le cozze: ognuno cerca di servire il maggior numero possibile di questi frutti di mare ed i gusci di tutte le porzioni servite vengono rovesciati davanti all’entrata del ristorante e, alla fine della festa, vince chi ha la montagna più alta davanti al proprio locale.


Gli obiettivi con i quali i “particuliers” decidono di partecipare al vide-grenier sono essenzialmente rivolti a mettere in ordine la soffitta o il garage. Il ritorno economico non è l’aspetto principale: l’importante è cercare di vendere e di liberarsi di mobili, utensili, giochi, libri, dischi, decorazioni, vestiti e tante altre cose non più utilizzate e riposte durante l'anno in soffitta o in cantina, non perché inutilizzabili, ma solo perché vengono sostituiti da oggetti nuovi.
Credo sia molto bello vedere i ragazzini che, dietro la loro bancarella, vendono per pochi euro i loro vecchi giocattoli o i fumetti già letti ad altri bambini.
Questi mercatini sono quindi un mezzo per donare una seconda vita a ciò che il venditore vede come roba ingombrante o “attira polvere”, ma che all’occhio del visitatore può risultare interessante, utile o singolare.

I visitatori sono di tutte le età, occasionali o appassionati, curiosi o collezionisti, tutti con la stessa idea in testa: trovare il super affare perché, effettivamente, i prezzi sono molto bassi e se ci piace negoziare le condizioni sono quelle ideali, soprattutto perché chi vende vuole liquidare il più possibile. La vastità e la svariata tipologia di cose esposte permettono di fare incontrare domanda ed offerta, soddisfacendo, così, i desideri di molti.

Lo svuota soffitta, inoltre, permette di incontrare e scambiare opinioni con altre persone; passeggiando tra queste bancarelle, osservando, toccando con mano alcuni di questi oggetti si scoprono cultura e tradizioni specifiche di quella regione e di quella città. E poi può capitare che l’occhio cada su un oggetto che evoca memorie della propria vita e che fa ripensare a momenti e ricordi rimasti in un angolo, ricoperti da uno strato di polvere.
E forse sono proprio i vecchi ricordi ciò di cui si va in cerca camminando in questi mercatini.

giovedì 1 settembre 2011

Teatro Rivoli: così se ne andrà un altro pezzo della nostra storia

Oggi vi rubo qualche minuto per parlarvi della mia città: Valdagno. E più precisamente del Teatro Rivoli che vanta il primato di struttura teatrale più grande del Veneto con quasi duemila posti distribuiti tra platea e loggia.



Venne costruito nel 1937 a seguito di un progetto iniziato nel 1928, anno in cui Gaetano Marzotto affidò all’architetto, Francesco Bonfanti il compito di realizzare l’intera ‘città sociale’ che sarebbe dovuta nascere dall’altra parte del fiume rispetto alla città storica.
In questa “nuova città, oltre alle case per dirigenti, impiegati ed operai impegnati nei vari corpi di fabbrica, erano previste opere assistenziali e socio-sanitarie come l’ospedale, la casa di riposo, le scuole, che coprivano l'intero ciclo di vita dei bambini dal nido alle superiori, ed anche istituzioni ricreative tra cui appunto un teatro. Secondo i dettami dell’ideologia fascista dell'epoca, fu chiamato Teatro Impero: era grandioso, capace di 1861 posti, all’avanguardia per tecnologia e riccamente decorato facendo ricorso a vari tipi di marmo.
Avrebbe dovuto svolgere diverse funzioni: palcoscenico per spettacoli teatrali e musicali e sala cinematografica, ma anche spazio dedicato a fini propagandistici e simbolici; inoltre era un vero e proprio monumento per la città, simbolo di grandezza ed espansione, nonché luogo adatto ad ospitare grandi manifestazioni ed eventi speciali, come fu l'8 dicembre del 1937 con la visita ufficiale a Valdagno di Badoglio.
Venne inaugurato il 28 ottobre 1937, alla presenza di oltre 5000 persone che assistettero alla proiezione di un film italo/tedesco; ed è da qui che ha inizio la lunga attività del teatro, o meglio, del cinematografo Impero.
Il Teatro era costruito sia da un punto di vista strutturale che acustico in maniera tale da render perfetta la visione da qualsiasi punto della sala, anche dall’ultima fila.
La storia di questo teatro coincide con i cambiamenti storici e sociali dell’intera nazione; dalla metà del 1945 l’Impero cambia nome e per pochi anni viene chiamato Teatro del Popolo in onore alla nuova ideologia generata dalla fine del secondo conflitto mondiale e diventa sede per riunioni socialiste.
Negli anni ’50 il clima politico si riassesta ed anche il Teatro trova finalmente un nome che terrà fino alla chiusura: Cinema Teatro Rivoli. Viene approntato anche il progetto di una nuova facciata che verrà realizzata e decorata alla fine degli anni quaranta dal veneziano Giuseppe Santomaso e sostituita in seguito a causa del deterioramento dei materiali.
Il Rivoli entra in crisi negli anni ’70; inoltre all’inizio degli anni ’80 vengono modificate le normative sulla sicurezza che costringono moltissime strutture in tutta Italia a chiudere non potendo disporre di fondi necessari per la ristrutturazione.
E questo è il destino che è toccato al Rivoli, troppo poco frequentato per giustificare un investimento economico per la ristrutturazione da parte della proprietà.
Il teatro fu chiuso ufficialmente il 30 giugno del 1981, fatta eccezione per 5 ultime rappresentazioni volute fortemente dal Club amici del teatro di Valdagno.
Ora il teatro è di proprietà della famiglia Talin che vorrebbe riportarlo agli antichi splendori; tuttavia la mancanza di risorse economiche necessarie per la sua ristrutturazione, minano alla base le possibilità di recupero della struttura, che si pensa di trasformare in un centro commerciale.
D'iniziativa di alcuni cittadini è stato costituito un comitato per sensibilizzare la popolazione sulla questione Rivoli e cercare contemporaneamente di trovare investitori interessati a mantenere il teatro.

Se come me credete che perdere un pezzo della propria storia sia come perdere una parte della propria identità, vi invito a firmare qui la petizione a sostengo del Comitato Teatro Rivoli nella sua azione di sensibilizzazione civica riguardo al futuro del Teatro, patrimonio storico e culturale della Città di Valdagno e nazionale.

martedì 30 agosto 2011

E' ancora virus del collezionista

Al grido di “Birra e sai che cosa bevi”, di vecchia memoria, del lontano 1982, campagna di AssoBirra con Renzo Arbore come testimonial, il mondo della birra è per il collezionista un pozzo di San Patrizio: infatti c'è chi colleziona bicchieri piuttosto particolari per forma e logo, chi tappi a corona, chi lattine piene o vuote, chi insegne pubblicitarie e/o vassoi realizzati con intento promozionale della varie case produttrici di birra. Inoltre, come ho potuto constatare da un commento lasciato al mio post su “Contagiati dal virus del collezionista” c'è chi colleziona sottobicchieri di cartone.



Certo sono sicuramente la collezione più economica, dato che vengono usati proprio in tutti gli esercizi pubblici; sono leggeri, poco ingombranti e molto accattivanti in quanto ai colori, ma non pensavo fossero una collezione così diffusa.

Dal sito de “Il Curioso”, che vi ho già invitato in un post precedente a consultare, raccolgo il contributo di Fulvio Nessi e Maurizio Pion sulla storia dei sottobicchieri il cui brevetto risale ad un certo Robert Sputh di Dresda che nel 1892 lanciò sul mercato il primo sottobicchiere di cartone, realizzato per ovviare al problema della schiuma in eccesso che tracimava dai boccali sui tavoli creando una patina collosa e appiccicosa.
L'invenzione ebbe un enorme successo, intuendo subito le potenzialità del cartoncino che, oltre ad assolvere alla sua funzione di assorbente, poteva essere utilizzato come mezzo pubblicitario con la stampa del marchio della birreria.
Diffusosi in Europa, circa dieci anni dopo il sottobicchiere raggiunse il Regno Unito e dopo quindici gli Stati Uniti dando così origine a un fenomeno di carattere universale capace di indurre una prima forma di collezionismo.

Per chi fosse interessato a tutta la storia dei sottobicchieri, trovo molto completo il sito de “Il Barattolo – Associazione di collezionismo birrario” che parla della storia, ma anche delle collezioni di sottobicchieri. Il Barattolo pubblica ogni due mesi un notiziario, pieno di notizie sul mondo del collezionismo birrario, con tutte le novità italiane, cataloghi, articoli sulle birrerie del passato ed annunci dei soci.

E' importante, a questo punto, per chi si vuole cimentare, avere alcune dritte, soprattutto su come si possono conservare e catalogare i sottobicchieri, cosa che rappresenta, per i collezionisti, il problema maggiore.
Ci viene in aiuto Gianluca Lombardi di Firenze, collezionista dal 1983, che può contare su oltre 30.000 pezzi, che ci regala interessanti suggerimenti che vi riassumo:
quando la collezione si allarga, i sottobicchieri vanno riposti in scatole, come fossero schede di uno schedario, ordinandoli verticalmente; è importante che le scatole abbiano un coperchio che chiuda bene per non far entrare la polvere che macchierebbe i bordi dei sottobicchieri; agli appassionati di bricolage si suggerisce di adottare delle scatole in legno o addirittura di adattare dei mobili come cassettoni o schedari da ufficio.
Chi preferisce utilizzare gli album, può acquistare i normali raccoglitori ad anelli da ufficio, anche se non ne esistono di specifici per sottobicchieri, ma ci sono pagine a tasche preparate per altri tipi di collezione (portacartoline o portafoto) che, purtroppo, con il fondo opaco non consentono la visibilità dell'altro lato del sottobicchiere.
Si possono sempre utilizzare le normali pagine di plastica trasparente usate per i documenti dell'ufficio, in associazione a punti di spillatrice; in tal caso la posizione del sottobicchiere deve essere definitiva perchè è impossibile togliere i sottobicchieri senza sciupare la pagina.

Una veloce ricognizione in rete mi porta a suggerirvi anche:

Mondobirra ricco di notizie dal mondo birrario

Collezione di sottobicchieri e altro
curato da Marco, specializzato nei sottobicchieri italiani, alla ricerca di possibili acquisti e scambi e disponibile ad elargire consigli ai neofiti

Dato che, grazie al fenomeno del collezionismo, anche i sottobicchieri e non solo hanno un loro mercato, si può fare riferimento, tanto per avere un'idea a:
http://www.collezione-online.it/collezione_sottobicchieri_birra_accessori.htm

Tra gli altri suggerisco anche Colnect
che funziona come un catalogo che comprende articoli da collezionare, creato con wiki da collezionisti collaboratori; consente di gestire più facilmente la propria collezione poiché i collezionisti possono creare proprie liste di cambi e mancoliste utilizzando il catalogo e coordinare facilmente uno scambio con altri collezionisti impossibilitati ad incontrarli personalmente.

Per quanto riguarda i criteri di catalogazione, questi sono tra i più vari e devono sempre rispondere a ciò che desidera il collezionista:possono essere per continenti e/o nazioni, per argomento, commemorativi, che riportano la pubblicità di un evento particolare, per città e per marca.

Il collezionismo dei sottobicchieri è aperto quindi ad innumerevoli sfumature e ad approcci diversi; come per ogni collezione, è importantissimo documentarsi, frequentando raduni collezionistici, avere rapporti di scambio con altri collezionisti e, soprattutto, privilegiare la qualità rispetto alla quantità, anche perchè una collezione “in scatola”, cosa inevitabile in presenza di molti esemplari, è un po' la morte della collezione stessa che non è più li, visibile e palpabile.

lunedì 29 agosto 2011

Il Curioso, collezionismo, mercati e mercatini

Girellando in rete mi sono imbattuta in “Il Curioso, collezionismo, mercati e mercatini”, rivista elettronica dedicata al mondo del piccolo collezionismo, dell’antiquariato minore e del modernariato, edita a cura di Nova Charta, casa di edizioni nata a Verona nel 1999 per prendere il testimone dell’esperienza editoriale di Charta, la rivista italiana punto di riferimento per i bibliofili e i librai antiquari.



Consiglio di visitare il sito a tutti colori che, come me, non possono fare a meno di considerare i mercatini locali dell’antiquariato e delle pulci un luogo d'incontro d'elezione, Il Curioso è una fonte inesauribile di notizie relativamente alle seguenti categorie:
Militaria, Mappamondi, Presse-papier, Lamette, Macchine da caffè, Occhiali, Retrocomputer, Radio, Fotografia, Figurine, Bottoni, Pubblicità, Collezionabilia, Dischi, Ricordo di un collezionista, Macinini da caffè, Merletti e ricami, Mercatando, Libri, documenti, carta, Gettoni e monete, Musei, Mostre, Giochi da Tavola, Fumetto, Profumi, Bambole, Restauro, Giocattoli e Modellismo

Per i fan dei social network è possibile seguire Il Curioso su Facebook

venerdì 26 agosto 2011

Domenica 28 agosto: appuntamenti ai mercatini del Veneto

Per chi è appassionato ecco l'elenco dei mercatini in Veneto per domenica 28 agosto 2011

Spresiano (TV) - Piazza Luciano Rigo
El Revetene: Mercatino usato e antiquariato
Informazioni: 348-8029901 Sig. Gabriel
Numero espositori: 100

Treviso (TV) - Borgo Cavour
Cose d’altri tempi
Informazioni: 0422-419195 Ass. Artig. Comm. per Borgo Cavour
Numero espositori: 120

Valeggio sul Mincio (VR) - P.za Carlo Alberto e vie adiacenti
Mercatino dell’antiquariato
Informazioni: 340-8900109 Ass. Percorsi
Numero espositori: 100

Cerea (VR) - Centro cittadino
Mercatino della Fabbrica
Informazioni: 0442-30902 La Fabbrica

Conselve (PD) - P.za XX Settembre e p.za Cesare Battisti
Conselve d’Altri Tempi: Mercatino delle cose d’alloraultima dom.
Informazioni 049-9596533 uff. Commercio
Numero espositori: 30

Piazzola sul Brenta (PD) - Logge Palladiane
Cose d’altri tempi. Mostra mercato d’antiquariato
informazioni: 329-2372475 Sig. Bison
Numero espositori: 700

Vorrei essere ovunque!

giovedì 25 agosto 2011

Ammettiamolo: fa caldo, anzi fa veramente molto caldo.

E ci sembra di sentirlo di più ogni volta che qualcuno ce lo ricorda, descrivendo  la situazione nella quale è precipitata la nostra penisola: un caldo quasi esagerato, che ci invita a bere acqua in modo abbondante e continuativo
La televisione ed i quotidiani ci martellano con servizi sulle condizioni climatiche e il conseguente rischio per la salute, informandoci dell'esistenza di un piano di prevenzione nazionale; ci descrivono in che cosa consiste un'ondata di calore e quali sono gli effetti sul nostro organismo e soprattutto quali precauzioni adottare per difendersi dal caldo: quando esporsi all’aria aperta, che cosa fare per migliorare l’ambiente domestico e di lavoro, quanto sia importante l’assunzione di liquidi, una corretta alimentazione e una idonea conservazione degli alimenti. Ci suggeriscono perfino l’abbigliamento più idoneo fino al corretto comportamento da tenere in auto.
Insomma la penisola è diventata un coro di “Antò, fa caldo” frase-tormentone di uno spot pubblicitario che andava per la maggiore qualche anno fa.



Cerchiamo almeno di “rinfrescare” il nostro cervello: un certo sollievo, letterario e lessicale, si può trovare leggendo un articolo, pertinente ed attuale, scritto da Matilde Paoli nel lontano ottobre 2007 e pubblicato sul sito dell'Accademia della Crusca, uno dei principali punti di riferimento in Italia e nel mondo per le ricerche sulla lingua italiana.


Alcuni lettori si chiedevano quali siano le espressioni “corrette” in italiano per indicare la sensazione prodotta dall’innalzamento di temperatura
A tale proposito sono stati presentati tre quesiti sulle locuzioni usate per esprimere la sensazione di caldo/freddo:
Alessandro Dagnino chiede se fa caldo e c’è caldo siano equivalenti e se la seconda espressione sia corretta in italiano quanto la prima;
Tiziana Pompa chiede se la sua opinione su mi fa caldo, considerato errato rispetto a ho/sento caldo, sia esatta;
Caterina Porcelli pone lo stesso quesito su mi fa caldo partendo però dall’espressione presente nei dizionari non mi fa né caldo né freddo.

Ed ecco la risposta:
“Per quanto riguarda il primo quesito, mentre fa caldo è impersonale, come altre espressioni riguardanti fenomeni atmosferici (è caldo, è freddo) o indicazioni temporali (è tardi, è presto), tutte regolari e corrette nell’italiano, il tipo c’è caldo ha la costruzione personale (con caldo soggetto) ed è corretta in italiano per indicare che in un dato luogo si avverte un’alta temperatura. La seconda espressione quindi corrisponde a “qui c’è caldo” in opposizione a “là c’è freddo”. Siamo sempre in un ambito d’uso comune e corrente della lingua.
Per ciò che riguarda il secondo quesito in merito alla sensazione avvertita da qualcuno, l’espressione normale (attestata in tutta la lessicografia italiana) nello stesso livello di lingua è del tipo avere, sentire caldo con il soggetto di chi prova la sensazione.
Invece mi fa caldo è costruzione di tipo regionale, più propriamente toscana, come dimostrano le non poche attestazioni facilmente reperibili. La LIZ (Letteratura Italiana Zanichelli in Cd-Rom ed. 2001) ne riporta di epoca rinascimentale: due del senese Pietro Fortini (1500 c.-1562) ne Le giornate delle novelle dei novizi (Novella 34.49 : “ ... e te ne va' in cucina e se ti fa freddo accende del fuoco“ e Novella 47.54: “Spogliatevi e intrate nel letto perché a ogni modo vi fa freddo”) e una del fiorentino Anton Francesco Grazzini (1540-1584) ne L'Arzigogolo (At.1, sc.1.20: “Venite al fuoco, se e' vi fa fresco: è mala cosa patire freddo, sapete?”). In epoca più tarda sempre la LIZ testimonia l’uso di Pascoli nei Canti di Castelvecchio (17 Il ciocco, 1.211: “ch'è cicchin cicchino,/ e dorme, e gli fa freddo e gli fa caldo.”).
Quest’ultimo contesto, per quanto brevissimo, dichiara in quel cicchino ‘piccolo’ tutta la propensione del suo autore per le parole di Toscana (e se piace approfondire l’argomento si legga il saggio di Teresa Poggi Salani Verso la lingua poetica del Pascoli nella sua raccolta Sul crinale Tra lingua e letteratura Saggi otto-novecenteschi, Verona, Cesati 2000).
Infine, il costrutto non fare né caldo né freddo (a qualcuno) ripetutamente testimoniato dalla lessicografia italiana, ha una costruzione personale e richiede anche l’indicazione del “paziente”: è un modo di dire particolare, residuo dell’uso regionale del tipo mi fa caldo sopra indicato, ed è ormai limitato al senso figurato (nel significato di ‘mi lascia indifferente’). La sua origine toscana pare confermata anche dalla sua presenza nel Novo vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di Firenze”

E adesso mi lancio anch'io in un consiglio: “zero bottiglie di the freddo nel frigo”

mercoledì 17 agosto 2011

Ci ha lasciato l'inventore dell'ipertesto.

Si sa che oggi stiamo dando molte cose per scontate: siamo abituati a frequentare la rete, usiamo il pc per scrivere mail e documenti di testo, condividiamo foto ed immagini, ci picchiamo di essere un po' anche pubblicisti dato che “curiamo” un nostro blog.
Ecco, oggi vi chiedo di fare un attimo di pausa per ricordare insieme padre Roberto Busa, gesuita e scienziato originario di Vicenza, linguista e pioniere informatico, perchè è a lui che dobbiamo l'invenzione dell'ipertesto, quell'insieme di documenti messi in relazione tra loro tramite parole chiave.
La caratteristica principale di un ipertesto è che la lettura può svolgersi in maniera non lineare: di fatto qualsiasi documento della rete può essere "il successivo", in base alla scelta del lettore di quale parola chiave usare come collegamento. È possibile, infatti, leggere all'interno di un ipertesto tutti i documenti collegati dalla medesima parola chiave. La scelta di una parola chiave diversa porta all'apertura di un documento diverso: all'interno dell'ipertesto sono possibili praticamente infiniti percorsi di lettura.


L'Osservatore romano rende omaggio a Padre Busa ricostruendo l'invenzione dell'ipertesto per internet, anticipata dal gesuita una quindicina di anni prima degli studiosi statunitensi, e il rapporto di Busa con il fondatore dell'Ibm Thomas Watson, che finanziò il suo "Index Tomisticus", al quale il religioso ha lavorato per 40 anni.
Nel 1949 "il gesuita s'era messo in testa di analizzare l'opera omnia di san Tommaso: un milione e mezzo di righe, nove milioni di parole (contro le appena centomila della Divina Commedia). Aveva già compilato a mano diecimila schede solo per inventariare la preposizione "in", che egli giudicava portante dal punto di vista filosofico. Cercava, senza trovarlo, un modo per mettere in connessione i singoli frammenti del pensiero dell'Aquinate e per confrontarli con altre fonti. In viaggio negli Stati Uniti, padre Busa chiese udienza a Thomas Watson, fondatore dell'Ibm. Il magnate lo ricevette nel suo ufficio di New York. Nell'ascoltare la richiesta del sacerdote italiano, scosse la testa: "Non è possibile far eseguire alle macchine quello che mi sta chiedendo. Lei pretende d'essere più americano di noi".

Padre Busa allora estrasse dalla tasca un cartellino trovato su una scrivania, recante il motto della multinazionale coniato dal boss - Think, pensa - e la frase "Il difficile lo facciamo subito, l'impossibile richiede un po' più di tempo". Lo restituì a Watson con un moto di delusione. Il presidente dell'Ibm, punto sul vivo, ribatté: «E va bene, padre. Ci proveremo. Ma a una condizione: mi prometta che lei non cambierà Ibm, acronimo di International business machines, in International Busa machines». «È da questa sfida fra due geni - ricorda l'Osservatore romano - che nacque l'ipertesto, quell'insieme strutturato di informazioni unite fra loro da collegamenti dinamici consultabili sul computer con un colpo di mouse», che l'americano Ted Nelson definì soltanto nel 1965.

Secondo di cinque figli di un capostazione, padre Busa era nato a Vicenza il 28 novembre 1913, a 16 anni era entrato nel seminario di Belluno dove aveva fatto amicizia con Albino Luciani, il futuro Giovanni Paolo I. È stato tra i pionieri dell'uso dell'informatica per l'analisi del testo, la lessicografia e la ricerca bibliografica. Grazie all'opera da lui iniziata, la lessicografia e l'ermeneutica testuale ricevono un contributo decisivo dall'informatica linguistica. Padre Busa ha fondato nel 1992 la Scuola di Lessicografia ed Ermeneutica, costituita all'interno della facoltà di filosofia della Pontificia Università Gregoriana.
Tra i libri più recenti "Rovesciando Babele ossia tornare alle radici d'ogni lingua" e "Quodlibet, briciole del Mio Mulino" forse l'opera più aperta e pubblica dello scienziato.

martedì 16 agosto 2011

In casa c'è un clandestino, anzi una clandestina

Di ritorno delle vacanze in Toscana, Regione che amo più di ogni altra, quest'anno non ho potuto fare a meno di inguaiarmi un altro po' e mi sono lasciata sedurre da una cucciola abituata solo all'odore dei cinghiali e della mamma, una vera e propria Pajar Dog, razza tipica di alcune zone della Maremma.
Eccola qui, gran frignona, timidissima e pisciona, accanto al mio cucciolo!


martedì 2 agosto 2011

Quando un colore non è un colore

Ammetto che in questi giorni la frenesia di voler fare a tutti i costi mi ha abbandonato. Sono stata contagiata da una insana voglia di non fare, di appisolarmi beatamente dimenticando qualsiasi impegno: mi piace lasciar libera la mente, assopirmi al rumore del mare o al ronzio delle api, bearmi del sole sul viso, chiudere gli occhi ed immaginare, vedere nella mia mente i colori dell'arcobaleno. I colori!! Che meraviglia: ognuno ha una sua caratteristica, una vita propria e quando lo si sceglie per indossarlo, in qualche modo, parla di noi.
Gli stilisti, anche questa estate, ci propongono una infinità di colori da indossare, ma solo uno è la somma di tutti ed il loro stesso annullamento: il bianco.
Cultrice come sono del “tutto nero” sono fortemente convinta che il bianco totale ci regali un allure unica, chic, distaccata, dato che è una costante degli stilisti:
Negli anni '20 il total white di Coco Chanel fece del bianco il simbolo dell'eleganza per eccellenza;
Negli anni '50, grazie a miti del calibro di James Dean e Marlon Brando, la tshirt bianca divenne per i giovani il simbolo della ribellione;
Negli anni '60 il bianco divenne simbolo della moda futurista;
Negli anni 70 migrò nello spirito hippy della generazione dei figli dei fiori.
Dopo un decennio pieno tinte molto accese, gli anni 90 segnarono il ritorno del bianco in una versione minimale con semplici t-shirt abbinate a jeans consunti.
Ora è riproposto in due versioni: una elegante e sofisticata,con capi spesso in lino, che predilige linee minimaliste ed una più romantica che abbonda di pizzi, merletti, passamanerie e ricami, riportandoci indietro nel tempo.
Il bianco, insomma, si riconferma il colore assoluto per natura, perfetto per illuminare la bella stagione e regalare a noi e alla nostra casa un aspetto stupendo, come testimonia la splendida tavolata a casa di Rachel Ashwell.

lunedì 25 luglio 2011

Un arazzo arancione

L'estate è il momento in cui le piante ci ripagano del poco tempo che dedichiamo a loro. Una fioritura che appaga l'occhio, rallegra anche il nostro spirito e ci fa sentire in qualche modo più felici. Infatti il caffè della mattina, che già divido con gli uccellini, da oltre un mese si tinge di un arancione intenso e rumoroso, dato che la mia Bignonia è in piena fioritura e, proprio per questo, è corteggiatissima da uno stuolo di instancabili api.


La mia pianta (Campsis radicans), appartiene ad una specie che può raggiungere fino a 10 metri di altezza, con fusto legnoso sul quale si innestano molti rami flessibili; nel mio giardino è stata piantata molti anni addietro con l'intenzione di mascherare un muro piuttosto spoglio, dato che si arrampica da sola con le sue radici aeree. Durante i mesi invernali è poco decorativa dato che perde tutte le foglie, ma già in primavera si copre di un bel verde brillante. E' una pianta rustica, visto che dove abito le temperature sono spesso sottozero; consiglio però di piantarla su una parete a sud perchè ha bisogno di sole per una copiosa fioritura.


Ritengo che la bignonia con il contrasto tra le foglie verde brillante e i colori vivaci dei fiori, sia uno dei modi migliori per decorare il giardino e , nello stesso tempo, può formare una barriera per proteggere i nostri spazi. Con poco sforzo la soddisfazione può essere grande.

martedì 19 luglio 2011

E' l'ora della lavanda

Non ditemi che non avete ceduto alla tentazione di avere una pianta di lavanda in giardino o sul terrazzo, anche solo per il piacere di annusare, ogni tanto, le infiorescenze o di ascoltare il ronzio delle inevitabili api.


E allora adesso è tempo di raccolta: i fiori si recidono al primo sole del mattino e si fanno essiccare in mazzi all’ombra. Una volta secchi, si separano facendo passare l’infiorescenza fra le mani e si conservano in recipienti di vetro, al riparo dalla luce.
Le nostre nonne ci hanno tramandato l'usanza di profumare gli armadi ed i cassetti con la lavanda, ma se mescoliamo lavanda, erba cedrina, maggiorana e rosmarino, anch'essi essiccati, possiamo realizzare dei cuscini adatti a conciliare il sonno.

Quando la lavanda viene raccolta ancora verde, si possono fare delle spighe (fusi) con nastri multicolori. Il procedimento è semplice: dopo aver pulito i gambi dalle foglioline, si compone un mazzetto con i fiori di lavanda, avendo cura di scegliere quelli con gli steli più lunghi; si lega poco al di sotto dell'infiorescenza, con filo di cotone con cui si avvolgono anche i fiori, per contenerli meglio. Sotto al punto in cui è stato legato, dopo averlo capovolto, vanno piegati uno per volta tutti i gambi; si riuniscono quindi gli steli piegati, si fermano con un nastro di raso e si pareggiano con le forbici. Forse la foto che segue è più chiara.


La lavanda trova molte indicazioni in medicina per alleviare stati di agitazione nervosa, ansia, insonnia, affezioni delle vie respiratorie ed emicranie. Ha inoltre un potere battericida ed antinfiammatorio utile nelle affezioni infettive dell'apparato respiratorio e digerente. E' ottimo come deodorante personale, oltre che per gli ambienti, e per preparazioni cosmetiche per tutti i tipi di capelli e di pelle.
Per uso esterno, soprattutto, i fiori di Lavanda purificano la pelle; sono perciò utilissimi per pelli grasse e acneiche; favoriscono la cicatrizzazione di piaghe e ferite, stimolano la circolazione superficiale in genere e in particolare migliorano la circolazione sanguigna del cuoio capelluto.

Le infiorescenze e le foglie della lavanda sono molto ricche di un olio essenziale volatile, il linalolo, essenza responsabile di alcune proprietà terapeutiche della lavanda:
Rilassante e riposante: in seguito a lunghe camminate, intenso esercizio fisico o quando si avverte una grande stanchezza, un bagno caldo con acqua o essenza di lavanda aiuta a riattivare la circolazione e ad eliminare la sensazione di affaticamento.
Sedativa: respirare l’aroma di lavanda esercita una piacevole ed efficace azione sul sistema nervoso centrale; è sufficiente mettere alcune gocce di essenza di lavanda sul cuscino del letto.
Balsamica: l’essenza viene assunta per inalazione o vapori, per accelerare la cura di laringiti, tracheiti e raffreddori in genere.
Si sa che il profumo della lavanda attira le api, che producono un ottimo miele aromatico, mentre non piace alle zanzare che ne vengono infastidite; frizionarsi con acqua di lavanda serve sia a rinfrescarsi, che ad evitare fastidiose punture.

In cucina la lavanda va alla grande: cucinare e decorare con i fiori è molto di tendenza. I fiori deliziano occhi e palati con la loro bellezza e il loro aroma; freschi vengono canditi o aggiunti ad insalate, marmellate, gelatine e gelato mentre, aggiunti all’aceto, offrono uno squisito aceto alle erbe da utilizzare per una particolare vinaigrette.
Dolci da forno e dessert aromatizzati alla lavanda hanno un sapore molto raffinato.

Vi segnalo alcune ricette dalla rete:

Risotto alla lavanda e rosmarino di Alex e Mari, dal blog “Cuoche dall'Altro Mondo”

Pollo al timo e alla lavanda dal Blog “Foto e fornelli”

Crostata con frolla alla lavanda e crema al limone dal blog “Pan con l'olio”:

Bicchierino di albicocche con lavanda dal blog “Cuoche dell'Altro Mondo”

Frollini alla lavanda dal blog “Dolci Magie”

e per chiudere, sorbetto alla lavanda, ricetta dello chef Gianfranco Calidonna.

Buon appetito e buon lavoro a chi intende realizzare dei deliziosi sacchettini per diffondere l'aroma di lavanda negli armadi.

martedì 28 giugno 2011

Ma è proprio lui?


Detesto la pubblicità, televisiva soprattutto, e ancor di più quando arriva puntuale, ad interrompere le scene più importanti di un film o un dibattito interessante dai toni accesi, ma non posso certo negare che quello spot con quel pizzico di retrò e quel bel ragazzo a bordo piscina non abbiano catturato la mia attenzione.
Per un po' mi sono chiesta se il fusto fosse proprio lui, il bellissimo Delon; la risposta è arrivata quasi casualmente, parlando con un collega, grande cinefilo.
Dior, ha utilizzato per la campagna di "Eau Sauvage", uno dei profumi più famosi della maison, anzi il loro primo profumo da uomo creato nel 1966, alcune scene prese da "La piscina" film del 1968 con Alain Delon e attori di gran fascino e professionalità indiscussa, del calibro di Romy Schneider e Jane Birkin.
Lo spot è perfetto, soprattutto il finale. E' proprio vero che, quando si cerca qualcosa di elegante e raffinato, basta uno sguardo indietro nel tempo, che gli spunti non mancano mai.

giovedì 23 giugno 2011

Solo foto, scattate col cellulare Sig!

Oggi non resisto e posto qualche foto del mio angolo di relax in giardino.
Sì perchè il giardino non è solo lavoro del tipo tagliare l'erba, raccogliere le foglie secche, tosare la siepe, abbeverare i fiori, spazzare il pavimento esterno...., ma anche quel famoso "attimo tutto per me", per il caffè con gli uccellini, un bel libro, la fioritura del platycodon, che oggi voglio dividere con chi mi segue ....


Sono foto che ho scattato stamattina mooolto presto (erano circa le 5 e 30!!)
per portarle con me durante la giornata; desideravo soprattutto vedere, con occhi diversi da chi è di parte, l'effetto del mio ultimo acquisto: l'etagere fresca fresca dal mercatino di Piazzola sul Brenta che ho posizionato dietro la colonna portante della casa.
Alle cinque del pomeriggio, ovviamente, sarà servito il the assieme ad alcuni cupcakes.