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martedì 19 aprile 2011

une seconde chance: pourquoi pas?

Trovo interessante, se ho un po’ di tempo a disposizione, fare un giro presso i mercatini dell’usato della mia zona: si trovano spesso in capannoni che sono gelidi in pieno inverno, ma che traboccano di oggetti, mobili, tele un po' bruttine, lampadari, abiti, calzature, borse. Non hanno pretesa di vendere il pezzo “antiquariale”, ma vi si può trovare a volte qualcosa di particolare, soprattutto per chi è collezionista.

Questo tipo di commercio mi piace perché favorisce la sostenibilità è si basa su un concetto semplice ed ecologico, che consente a chi non usa più un certo oggetto di venderlo per renderlo disponibile invece a chi può ancora apprezzarne l’utilizzo.

Si raggiungono così almeno tre obiettivi interessanti:
Un introito economico per il venditore che grazie alla vendita riceve denaro contante;
Un risparmio da parte dell’acquirente sul prezzo di mercato;
Una seconda vita all’oggetto in un sistema etico-solidale, che non viene smaltito in discarica o peggio ancora abbandonato, con conseguente salvaguardia del territorio.


Si tratta di realtà in franchising, che sono ormai un po’ ovunque; nella mia zona alcuni sono con il marchio Mercatopoli, altri con il marchio Mercatino.






Ecco, il mio sogno nel cassetto è proprio quello di aprire uno di questi negozi, magari dandogli un’impronta vintage.
Sognare non costa nulla, tanto che ho già scelto anche il nome: “une seconde chance“. Ma avrei sicuramente qualche difficoltà a vendere alcuni oggetti e a non trattenerli per me.

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