Cerca nel blog

Caricamento in corso...

sabato 10 settembre 2016

Non è tutto cioccolato ciò che luccica nella scatola di latta.

Qualche tempo fa ho ricevuto un regalo: una scatola di latta veramente molto particolare.
Chi me segue sa che ogni volta che faccio un ritrovamento in qualche mercatino o ricevo un regalo “di latta” la mia curiosità si scatena; in questo caso poi, complice un caro amico farmacista ora in pensione che aveva l'occhio un po'  invidioso, la curiosità era doppia.

Si sa la mia generazione ha avuto a che fare, televisivamente intendo, con il purgante Falqui divenuto famoso, grazie all'accattivante pubblicità con Tino Scotti e alla fatidica frase “Falqui basta la parola”, ma non ha mai approfondito la questione.

Il mio amico farmacista appunto mi ha raccontato che nella prima metà del Novecento c'era un incredibile numero di purganti in commercio, purtroppo a base di fenolftaleina , una molecola che negli anni novanta è risultata non solo tossica per l’organismo umano, ma anche cancerogena. Questa scoperta ha portato alla scomparsa del Confetto Falqui, del Verecolene, del Lassativo Giuliani, della dolce Euchessina e di moltissimi altri, contribuendo ad assestare un duro colpo alle poche industrie farmaceutiche della penisola che erano riuscite a superare indenni la crisi degli anni Settanta.
 
Dopo questa breve storia sul lassativo, che veramente proprio mi mancava e della quale non potevo fare a meno, ci siamo concentrati sulla scatola in latta, convinti che avesse qualcosa in più da raccontarci.



Le misure (25 x 18 x 9 cm) non sono proprio piccole; mi auguro che si trattasse di una confezione per farmacia, non per famiglie.
Da alcune ricerche in rete ho potuto constatare che l'azienda produttrice, la Farmaceutica Polesana di Rovigo, tramite il purgante, omaggiava i clienti a scopo pubblicitario con un simpaticissimo atlante storico geografico che raccontava il viaggio di Pippo Aquila attraverso l'Italia ed il suo Impero. 



 

 
Sotto il Fascismo, la scatola del Purgante Aquila era stata arricchita con il disegno di un fascio littorio che sulla mia scatola non c'è.
 
In rete ho trovato anche un documento relativo al deposito del marchio di fabbrica della bustina  del purgante al cioccolato avvenuto a Roma nel 1936. 

 
La latta quindi conteneva delle bustine con il purgante in polvere mescolato a cacao, da aggiungere ad acqua o latte per una “golosa” ed altrettanto mortale bevanda al cioccolato. Il farmacista mi ha raccontato che ne esisteva anche la variante sotto forma di cioccolatino.

Meno male che al giorno d’oggi certe cose non esistono più; certo in caso di problemi dobbiamo sorbirci fermenti lattici dai nomi altisonanti, ma almeno non rischiamo di passare la notte in bianco a causa di qualche collega cretino con la mania di offrire cioccolatini.