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giovedì 25 agosto 2011

Ammettiamolo: fa caldo, anzi fa veramente molto caldo.

E ci sembra di sentirlo di più ogni volta che qualcuno ce lo ricorda, descrivendo  la situazione nella quale è precipitata la nostra penisola: un caldo quasi esagerato, che ci invita a bere acqua in modo abbondante e continuativo
La televisione ed i quotidiani ci martellano con servizi sulle condizioni climatiche e il conseguente rischio per la salute, informandoci dell'esistenza di un piano di prevenzione nazionale; ci descrivono in che cosa consiste un'ondata di calore e quali sono gli effetti sul nostro organismo e soprattutto quali precauzioni adottare per difendersi dal caldo: quando esporsi all’aria aperta, che cosa fare per migliorare l’ambiente domestico e di lavoro, quanto sia importante l’assunzione di liquidi, una corretta alimentazione e una idonea conservazione degli alimenti. Ci suggeriscono perfino l’abbigliamento più idoneo fino al corretto comportamento da tenere in auto.
Insomma la penisola è diventata un coro di “Antò, fa caldo” frase-tormentone di uno spot pubblicitario che andava per la maggiore qualche anno fa.



Cerchiamo almeno di “rinfrescare” il nostro cervello: un certo sollievo, letterario e lessicale, si può trovare leggendo un articolo, pertinente ed attuale, scritto da Matilde Paoli nel lontano ottobre 2007 e pubblicato sul sito dell'Accademia della Crusca, uno dei principali punti di riferimento in Italia e nel mondo per le ricerche sulla lingua italiana.


Alcuni lettori si chiedevano quali siano le espressioni “corrette” in italiano per indicare la sensazione prodotta dall’innalzamento di temperatura
A tale proposito sono stati presentati tre quesiti sulle locuzioni usate per esprimere la sensazione di caldo/freddo:
Alessandro Dagnino chiede se fa caldo e c’è caldo siano equivalenti e se la seconda espressione sia corretta in italiano quanto la prima;
Tiziana Pompa chiede se la sua opinione su mi fa caldo, considerato errato rispetto a ho/sento caldo, sia esatta;
Caterina Porcelli pone lo stesso quesito su mi fa caldo partendo però dall’espressione presente nei dizionari non mi fa né caldo né freddo.

Ed ecco la risposta:
“Per quanto riguarda il primo quesito, mentre fa caldo è impersonale, come altre espressioni riguardanti fenomeni atmosferici (è caldo, è freddo) o indicazioni temporali (è tardi, è presto), tutte regolari e corrette nell’italiano, il tipo c’è caldo ha la costruzione personale (con caldo soggetto) ed è corretta in italiano per indicare che in un dato luogo si avverte un’alta temperatura. La seconda espressione quindi corrisponde a “qui c’è caldo” in opposizione a “là c’è freddo”. Siamo sempre in un ambito d’uso comune e corrente della lingua.
Per ciò che riguarda il secondo quesito in merito alla sensazione avvertita da qualcuno, l’espressione normale (attestata in tutta la lessicografia italiana) nello stesso livello di lingua è del tipo avere, sentire caldo con il soggetto di chi prova la sensazione.
Invece mi fa caldo è costruzione di tipo regionale, più propriamente toscana, come dimostrano le non poche attestazioni facilmente reperibili. La LIZ (Letteratura Italiana Zanichelli in Cd-Rom ed. 2001) ne riporta di epoca rinascimentale: due del senese Pietro Fortini (1500 c.-1562) ne Le giornate delle novelle dei novizi (Novella 34.49 : “ ... e te ne va' in cucina e se ti fa freddo accende del fuoco“ e Novella 47.54: “Spogliatevi e intrate nel letto perché a ogni modo vi fa freddo”) e una del fiorentino Anton Francesco Grazzini (1540-1584) ne L'Arzigogolo (At.1, sc.1.20: “Venite al fuoco, se e' vi fa fresco: è mala cosa patire freddo, sapete?”). In epoca più tarda sempre la LIZ testimonia l’uso di Pascoli nei Canti di Castelvecchio (17 Il ciocco, 1.211: “ch'è cicchin cicchino,/ e dorme, e gli fa freddo e gli fa caldo.”).
Quest’ultimo contesto, per quanto brevissimo, dichiara in quel cicchino ‘piccolo’ tutta la propensione del suo autore per le parole di Toscana (e se piace approfondire l’argomento si legga il saggio di Teresa Poggi Salani Verso la lingua poetica del Pascoli nella sua raccolta Sul crinale Tra lingua e letteratura Saggi otto-novecenteschi, Verona, Cesati 2000).
Infine, il costrutto non fare né caldo né freddo (a qualcuno) ripetutamente testimoniato dalla lessicografia italiana, ha una costruzione personale e richiede anche l’indicazione del “paziente”: è un modo di dire particolare, residuo dell’uso regionale del tipo mi fa caldo sopra indicato, ed è ormai limitato al senso figurato (nel significato di ‘mi lascia indifferente’). La sua origine toscana pare confermata anche dalla sua presenza nel Novo vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di Firenze”

E adesso mi lancio anch'io in un consiglio: “zero bottiglie di the freddo nel frigo”

2 commenti:

  1. Vagone arroventato
    Purtroppo non si riesce a stare sempre in casa. Ieri pomeriggio ho fatto un viaggio di mezz'ora su un Regionale delle Ferrovie Italiane. Le carrozze avevano viaggiato sottto il sole tutto il giorno, ed al pomeriggio erano roventi.
    L'impianto di aria condizionata non funzionava. Non potevo abbassare le tende o non entrava l'aria in carrozza. E l'aria che entrava era calda! La copertura dei sedili era in plastica e scottava.
    Inutile raccontare che ho inzuppato il fazzoletto di sudore ed il disagio di tutti i passeggeri.
    Neanche le Ferrovie Italiane si curano della salute dei loro passeggeri...
    Saluti da Poldo

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  2. Ciao Poldo,
    grazie per la tua visita.
    D'accordo è vero che non si può sempre stare in casa, bisogna uscire, sopratutto per andare al lavoro. Ma pensa a chi è solo, magari ammalato o anziano e vive in pochissimi metri quadri.
    Credi che qualche anziano solo farebbe ben volentieri mezz'ora in un Regionale delle Ferrovie Italiane pur di sentirsi ancora autonomo e pur di chiacchierare un po' anche con uno "sfigato" (inteso nel senso buono) come te.

    Non volermene e torna ancora a trovarmi; mi piace che mi segui e vorrei che diventassi un letttore fisso del Blog.

    Tra l'altro ho visto che hai un blog anche tu: "Riflessioni su avvenimenti quotidiani"
    www.webalice.it/poldosbaffini
    e che pubblichi spesso delle notizie interessanti come l'ultima sul registro delle opposizioni.
    A presto quindi!

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