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martedì 2 agosto 2011

Quando un colore non è un colore

Ammetto che in questi giorni la frenesia di voler fare a tutti i costi mi ha abbandonato. Sono stata contagiata da una insana voglia di non fare, di appisolarmi beatamente dimenticando qualsiasi impegno: mi piace lasciar libera la mente, assopirmi al rumore del mare o al ronzio delle api, bearmi del sole sul viso, chiudere gli occhi ed immaginare, vedere nella mia mente i colori dell'arcobaleno. I colori!! Che meraviglia: ognuno ha una sua caratteristica, una vita propria e quando lo si sceglie per indossarlo, in qualche modo, parla di noi.
Gli stilisti, anche questa estate, ci propongono una infinità di colori da indossare, ma solo uno è la somma di tutti ed il loro stesso annullamento: il bianco.
Cultrice come sono del “tutto nero” sono fortemente convinta che il bianco totale ci regali un allure unica, chic, distaccata, dato che è una costante degli stilisti:
Negli anni '20 il total white di Coco Chanel fece del bianco il simbolo dell'eleganza per eccellenza;
Negli anni '50, grazie a miti del calibro di James Dean e Marlon Brando, la tshirt bianca divenne per i giovani il simbolo della ribellione;
Negli anni '60 il bianco divenne simbolo della moda futurista;
Negli anni 70 migrò nello spirito hippy della generazione dei figli dei fiori.
Dopo un decennio pieno tinte molto accese, gli anni 90 segnarono il ritorno del bianco in una versione minimale con semplici t-shirt abbinate a jeans consunti.
Ora è riproposto in due versioni: una elegante e sofisticata,con capi spesso in lino, che predilige linee minimaliste ed una più romantica che abbonda di pizzi, merletti, passamanerie e ricami, riportandoci indietro nel tempo.
Il bianco, insomma, si riconferma il colore assoluto per natura, perfetto per illuminare la bella stagione e regalare a noi e alla nostra casa un aspetto stupendo, come testimonia la splendida tavolata a casa di Rachel Ashwell.

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