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mercoledì 27 febbraio 2013

Pronti per “FORA FEBRARO” ?


In questo periodo dell'anno non posso non ricordare che, da piccola, ero letteralmente galvanizzata dalla ricorrenza del FORA FEBRARO, che si presenta puntuale ogni anno l'ultimo giorno di Febbraio.

Per chi non ne sapesse nulla, si tratta di una tradizione popolare presente sopratutto nella pedemontana berica dove si è soliti festeggiare l'arrivo di Marzo; l'usanza risale ai tempi in cui la comunità veneta contadina sconfiggeva simbolicamente il lungo inverno, il freddo e le ristrettezze alimentari e accoglieva allegramente l'inizio della Primavera.

Tanti sono i miei ricordi legati al Fora Febraro: da piccola, infatti, con mi fratello ed amici, si andava con largo anticipo in cerca di barattoli di latta (Bandoti) da attaccare con un lungo spago alla bicicletta e, già dal tardo pomeriggio del 28, si percorrevano le principali strade asfaltate cantando “Fora Febraro che Marzo l'è qua, se non l'è marso el se smarsirà”.
Non solo per il piacere di fare tanto rumore, ma soprattutto per vedere le scintille che i “bandoti” facevano sfregando sull'asfalto.

Se ne parlava anche a scuola, dato che ai miei tempi (pleistocene) le tradizioni erano importanti; la maestra ci leggeva una vecchia filastrocca nostrana:

Coerci e bandoti
pegnate e antiani roti
in man de sti bociasse
funziona da grancasse.
I pesta che i va' in vento
el core xe' contento
parchè ringrasiando Dio
l'inverno xe' finio
Versemo le finestre
levemo coerte, moneghe e fogare
metemo via maje, pastrani e pelicciotti,
No ste' dirghe canaje,
se i bocie rompe i bandoti.
I ciama Primavera
resuscita la tera
co' la stajon novela
la vita xe' piu' bela.
Al Sol primaverile
ghe demo el benvenuto
e anca "el Campanile"
se unisse nel saluto.

MI sono presa un po' in ritardo con la ricerca dei bandoti ed avrei, in ogni caso qualche difficoltà ad attaccarli alla mountain bike e ad andarmene a zonzo sulla strada statale, come facevo da piccola, ma vi giuro che mi piacerebbe proprio farlo. 
Penso che la sera del 28, dal mio divano, mi godrò il fracasso dei bambini del quartiere, muniti di "raccole e querci”, accompagnati da sparuti genitori e da più di qualche nonno nostalgico.
quercio

racola



3 commenti:

  1. Ma che bella tradizione, così allegra. Io non l'avevo mai sentita, e sì che sono di Verona e quindi abbastanza vicino.

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  2. Adoro le vecchie e profonde tradizioni popolari.Peccato che ci separano tanti,ma tanti Km, altimenti potevo partecipare.Ogni tanto anch'io sul mio blog Mughetti Fresie e Tuberose lascio post a tema.
    Grazie per evermi fatto conoscere questa allegra e "casinara" tradizione.

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