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domenica 22 luglio 2018

Cronache di giorni speciali dal pianeta casa: 22 luglio 2018

E anche questa volta quasi quasi non me ne rendevo conto, se non fosse stato per un WhatsUp di mio figlio che si sincerava di ricordarsi della data giusta. 
Si sa: la  nonna è sempre LA NONNA soprattutto quanto ti ha accudito da piccolo e quando ti ha insegnato le tue prime parole. Quando ti ha insegnato a mangiare con la forchetta senza pescare gli spaghetti dal piatto con le mani, quando ti ha fatto le prime frittelle, ti ha aiutato a vestirti, ti ha ripulito nelle tante emergenze dell'infanzia. 
Quindi, complice mio figlio, mi sono ricordata di un giorno speciale: del compleanno della mia mamma. 

Più si va avanti nelle tappe della vita e più sono gli acciacchi e i problemi con cui fare i conti e venire a patti tutti i giorni
Ma la mamma è tosta e non molla. 
Ovviamente non più da sola, ma continua a prendersi cura del suo giardino e del terrazzo, che condivido in queste poche foto, con grinta, tenacia e passione tanto da fare indivia anche al Maestro giardiniere Pagani

In autunno il giardino è spendido, con i colori caldi delle foglie ormai stanche ed i bei tappeti a terra.




Anche i tramonti sono bellissimi del terrazzo 



Ogni anno c'è spazio per nuovi  progetti 




  e spazio per ospiti inattesi



Ogni angolo esterno è accuratissimo ed accoglie gli ospiti in un profumato abbraccio



con una teoria di coloratissime ortensie 






con l''opulenza delle rose a maggio


con le piante del terrazzo 



una nuova miracolosa scoperta



e l'ultima arrivata 


Ed eccola qui lei, presa a tradimento mentre sta curando le sue Kalancoe 



E adesso non so come fare
Quando erano solo 88 dicevo che era un compleanno speciale, visto che si poteva rappresentare "con due paia di occhiali tondi tondi, senza le stanghette"; 
quando erano appena 89 dicevo che si poteva rappresentare "con un paio di occhiali tondo tondo e senza stanghette ed un monocolo con il suo manico".
E adesso?
I 90 richiedono un'attenta riflessione per trovare una immagine figurata che li rappresenti. 
Io ci penso, ma attendo suggerimenti.  

E intanto Auguri mamma!

sabato 22 luglio 2017

Cronache di tutti i giorni, anche dei giorni speciali: dal pianeta casa, oggi, 22 luglio 2017.

Posto solo alcune immagini, dopo tanto tempo che non pubblico qualcosa sul mio blog. 
Ritengo che l'occasione valga la pena di essere ricordata. 
Sono immagini che vengono dal giardino della mamma, tenace ed esperta giardiniera.  
Uno scatto  sul pozzo, dove si arrampicano delle stupende banksiae


 Una meravigliosa fioritura di ortensie

 


 Uno scorcio  dal terrazzino della zona giorno



C'è un motivo che mi spinge a farvi vedere quanto è brava: anche quest'anno è arrivato, senza quasi che me ne rendessi conto, il suo compleanno!!!!!!!
Lo scorso anno dicevo che era un compleanno speciale, visto che si poteva rappresentare con due paia di occhiali tondi tondi, senza le stanghette.
E stavolta? 
Un paio di occhiali tondo tondo e senza stanghette ed un monocolo con il suo manico.
Bravissimma mamma.  Continua a prenderti cura di questi stupendi spazi verdi e fiorniti con la stessa grinta e la tenacia di sempre.
Auguri mamma!

mercoledì 1 marzo 2017

Meménto, homo, quia pulvis es, et in púlverem revertéris.

“Uomo ricordati che sei polvere e che polvere ritornerai» perché sulla terra siamo solo di passaggio. 

Ecco che cosa ci ricordano le “ceneri” proprio quelle benedette che quando eravamo piccoli alle scuole elementari, venivano sparse sui nostri capi e ci portavano via una parte della mattinata con la partecipazione alla liturgia. 
 
Ma il modo è strano; c’è chi fa penitenza già da oggi, c’è anche chi oggi lo considera ancora l’ultimo giorno del Carnevale (il famoso “carnevaletto”) chi, come i milanesi, continua a festeggiare in maschera fino a domenica grazie al carnevale ambrosiano. 

Per me è il mercoledì che segue il martedì grasso ed è il primo giorno della quaresima.
La cenere, quella che ricordo, si ottiene bruciando i rami d’ulivo benedetti della domenica delle Palme dell’anno precedente; serve a ricordare la transitorietà della vita terrena ed il rito apre un periodo tradizionalmente dedicato alla penitenza. Sono i 40 giorni che precedono la Pasqua fino al giovedì Santo. 

Il mercoledì delle Ceneri varia ogni anno come le date delle festività di primavera. È la Pasqua che regola tutte le date del calendario festivo; cade in un giorno diverso ogni anno e si stabilisce in base ai cicli lunari. Cade nella domenica che segue il plenilunio successivo all’equinozio di primavera, il 21 marzo, secondo un sistema fissato durante il Concilio di Nicea. La Pasqua si dice bassa se va dal 22 marzo al 2 aprile, media dal 3 al 13 aprile e alta fino al 25 aprile. Quest'anno la Pasqua sarà il 16 aprile, quindi alta.

"Venga alta o venga bassa
non vien Pasqua senza frasca;
Venga Pasqua quando voglia
vien con frasca e vien con foglia."
enga alta o venga bassa
non vien Pasqua senza frasca;
Venga Pasqua quando voglia
vien con frasca e vien con foglia. - See more at: http://www.toscanaoggi.it/Cultura-Societa/Leggende-e-proverbi-della-Pasqua#sthash.g3hT4HTA.dpuf
enga alta o venga bassa
non vien Pasqua senza frasca;
Venga Pasqua quando voglia
vien con frasca e vien con foglia. - See more at: http://www.toscanaoggi.it/Cultura-Societa/Leggende-e-proverbi-della-Pasqua#sthash.g3hT4HTA.dpuf
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Venga Pasqua quando voglia
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non vien Pasqua senza frasca;
Venga Pasqua quando voglia
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enga alta o venga bassa
non vien Pasqua senza frasca;
Venga Pasqua quando voglia
vien con frasca e vien con foglia. - See more at: http://www.toscanaoggi.it/Cultura-Societa/Leggende-e-proverbi-della-Pasqua#sthash.g3hT4HTA.dpuf

giovedì 2 febbraio 2017

2 febbraio - il rito della Candelora


 
Proprio stamattina, di ritorno dall'ennesimo “giretto” in ospedale, alla mamma, mia unica memoria storica, è venuto in mente che oggi si celebra il rito della ”seriola” meglio noto come Candelora.
Alle mie richieste di spiegazioni ha bonfochiato che non si ricordava bene, che riguardava la benedizione alle candele e che c'era un detto popolare collegato alla festa. 
(Al dì della seriola dall'inverno semo fora, ma che sia nuvolo o che sia seren per quaranta dì ancora ghinavem)

Non ci credevo, mi pareva una cosa strana e appena ho potuto sono andata in cerca di notizie.

La parola Candelora deriva dal latino festum candelarum e va messa in relazione con l'usanza di benedire le candele (o meglio i ceri da dove deriva il nostro “seriola”), prima di accenderle e portarle in processione. I ceri vengono conservati nelle abitazioni dei fedeli per essere riutilizzati, come accadeva in passato, per ingraziarsi le divinità durante calamità meteorologiche o nell'attesa del ritorno di qualcuno momentaneamente assente, o infine, come accade ancora, in segno di devozione cristiana.
Da piccola ho passato la mia infanzia con la nonna, ma non ho ricordi di questo rito; francamente non ricordo nemmeno di processioni o altro; mia nonna, quando c'era brutto tempo con grossi chicchi di grandine, era solita salire in soffitta dove conservava l'ulivo benedetto delle palme, prenderne alcune foglie, scendere in cucina, dargli fuoco e poi gettarle dalla finestra aperta recitando una preghiera perchè il buon Dio preservasse i raccolti dei campi. 
 
E sarà un caso, ma ogni volta, la grandine cessava. 
 
E da piccola mi pareva un rito magico. 
 
Ma non sarà che nel tempo necessario per fare tutta la trafila la grandine sarebbe cessata comunque? Ma perchè la nonna non usava le candele benedette della ceriola?

In che cosa voglio credere: nei ricordi o nella razionalità?
In ogni caso stasera, al ritorno a casa, lascerò bruciare la mia “seriola” sul balcone.

mercoledì 11 gennaio 2017

Il “Natale” torna nella sua “casa”.

Non so voi, ma io faccio sempre molta fatica a riordinare gli addobbi di natale.
Ecco è un lavoro che proprio non vorrei fare e che ritardo scientemente.
E volutamente dimentico di “archiviare” qualcosa, un pezzo che mi ricorda il Natale o l'Epifania, giusto per poterlo vedere ancora lì per qualche giorno.
A casa mia ogni addobbo ha la sua storia: mi ricorda la mia infanzia e si è miracolosamente salvato attraverso mezzo secolo di scatoloni, traslochi, esposizioni, manine piccole e maldestre o l'infanzia di mio figlio e le sue prime paroline, il mitico “papale” che nel suo linguaggio significava appunto l'albero di natale.
Ogni anno rimettere le mani negli scatoloni delle decorazioni alla caccia di questi “pezzi speciali” mi dà grandi emozioni; adoro l'odore particolare delle decorazioni natalizie, un misto tra il muschio che da piccola raccoglievo per il presepe, la resina delle pigne rigorosamente autentiche, un sentore leggermente stantio di umidità dovuto alla conservazione negli angoli più angusti della casa.
Adoro ritrovare negli scatoloni questi pezzi di passato, di storia di vita personale che hanno il segno del passare degli anni, ma per me sono consuetudine ed una sicurezza.
Quindi penso si possa capire anche la mia momentanea tristezza quando li vedo accatastati in attesa di tornare nella loro “casa”.
Non so se avete notato ma, come la lumachina lascia al sul passaggio una striscia di bava, così gli addobbi “fuori servizio” lasciano una scia di brillantini che per qualche giorno ancora fa compagnia.

sabato 10 settembre 2016

Non è tutto cioccolato ciò che luccica nella scatola di latta.

Qualche tempo fa ho ricevuto un regalo: una scatola di latta veramente molto particolare.
Chi me segue sa che ogni volta che faccio un ritrovamento in qualche mercatino o ricevo un regalo “di latta” la mia curiosità si scatena; in questo caso poi, complice un caro amico farmacista ora in pensione che aveva l'occhio un po'  invidioso, la curiosità era doppia.

Si sa la mia generazione ha avuto a che fare, televisivamente intendo, con il purgante Falqui divenuto famoso, grazie all'accattivante pubblicità con Tino Scotti e alla fatidica frase “Falqui basta la parola”, ma non ha mai approfondito la questione.

Il mio amico farmacista appunto mi ha raccontato che nella prima metà del Novecento c'era un incredibile numero di purganti in commercio, purtroppo a base di fenolftaleina , una molecola che negli anni novanta è risultata non solo tossica per l’organismo umano, ma anche cancerogena. Questa scoperta ha portato alla scomparsa del Confetto Falqui, del Verecolene, del Lassativo Giuliani, della dolce Euchessina e di moltissimi altri, contribuendo ad assestare un duro colpo alle poche industrie farmaceutiche della penisola che erano riuscite a superare indenni la crisi degli anni Settanta.
 
Dopo questa breve storia sul lassativo, che veramente proprio mi mancava e della quale non potevo fare a meno, ci siamo concentrati sulla scatola in latta, convinti che avesse qualcosa in più da raccontarci.



Le misure (25 x 18 x 9 cm) non sono proprio piccole; mi auguro che si trattasse di una confezione per farmacia, non per famiglie.
Da alcune ricerche in rete ho potuto constatare che l'azienda produttrice, la Farmaceutica Polesana di Rovigo, tramite il purgante, omaggiava i clienti a scopo pubblicitario con un simpaticissimo atlante storico geografico che raccontava il viaggio di Pippo Aquila attraverso l'Italia ed il suo Impero. 



 

 
Sotto il Fascismo, la scatola del Purgante Aquila era stata arricchita con il disegno di un fascio littorio che sulla mia scatola non c'è.
 
In rete ho trovato anche un documento relativo al deposito del marchio di fabbrica della bustina  del purgante al cioccolato avvenuto a Roma nel 1936. 

 
La latta quindi conteneva delle bustine con il purgante in polvere mescolato a cacao, da aggiungere ad acqua o latte per una “golosa” ed altrettanto mortale bevanda al cioccolato. Il farmacista mi ha raccontato che ne esisteva anche la variante sotto forma di cioccolatino.

Meno male che al giorno d’oggi certe cose non esistono più; certo in caso di problemi dobbiamo sorbirci fermenti lattici dai nomi altisonanti, ma almeno non rischiamo di passare la notte in bianco a causa di qualche collega cretino con la mania di offrire cioccolatini.

martedì 30 agosto 2016

Di ritorno dalle vacanze

Anche per il 2016, purtroppo, le vacanze, tanto sognate e tanto desiderate, sono passate. In un lampo.
Con molto dispiacere, devo dire, perchè sono state giornate bellissime: il tempo non ci ha mai tradito, le bici, ottimamente preparate da Cicli Fortuna di Castelgomberto, hanno fatto il loro dovere, le gambe pure e le specialità culinarie locali sono sempre state all'altezza delle aspettative.

Chi mi segue sa quanto ami la Toscana, abituata come sono ai panorama veneti, alla “città diffusa” ad un “unicum” di case, capannoni, fabbriche, centri storici, centri commerciali, semafori, rotatorie.
La Toscana no, non è così; è un territorio che per me ha ancora un sapore selvaggio. Soprattutto la maremma, dove nel bosco puoi raccogliere gli aculei degli istrici, dove puoi vedere asini ed altri animali allo stato brado, dove, dopo chilometri e chilometri in bici, sei premiato da stupendi scorci come la vista da Cala Violina o dall'alto di Tirli su Castiglione della Pescaia, il mare, la palude. 

 



Non posso dire che è tutto oro quello che luccica; infatti ho trovato meno ordine rispetto agli scorsi anni, come quasi se si stessero trascurando particolari importanti: alcuni parapetti in zone pericolose non erano stati sistemati e, a causa dei comportamenti degli animali selvatici, è stato deciso di togliere i cestini delle immondizie. Questo dovrebbe invitare gli escursionisti a portare a casa i propri rifiuti, ma a giudicare dalla pulizia dei boschi non sembrava così.



Ho notato inoltre questa incongruenza nell'invito a porre le cicche delle sigarette nei cestini per evitare possibili gravi incendi boschivi. Ma dove se i cestini non ci sono più? Meno male che non sono una fumatrice e quindi non devo confrontarmi con questa evenienza.


Come ogni anno non posso non ricordare i locali che mi sono piaciuti di più e dove la sera, con la coscienza a posto grazie alle calorie smaltite in bici, ci siamo intrippati un po' più del solito:

Rimane primo in classifica il Poggetto a Tirli: è giunto ormai al 10 ^ anno e devo proprio dire che la cucina di Federica non si smentisce mai e che dopo 10 anni di frequentazioni estive mi sento tra cari consolidati amici. Ottimi i suoi piatti di tradizione familiare con ricette gelosamente custodite. Riuscissi ad avere la ricetta dei castagnini!

Secondo posto: la Vecchia Torre sulla strada delle Collacchie a Pian d'Alma in direzione Castiglione, a gestione familiare, dove la moglie di Paolo, il proprietario, grande cacciatore, prepara secondo me, il miglior caciucco della zona.

Terzo posto, quest'anno riservato ad una new entry nel giro solito dei locali frequentati: “Nel Buco” che si trova nel cuore "antico" di Castiglione della Pescaia, in un vicoletto molto suggestivo. E' veramente un buco, una trattoria piccola, ma molto accogliente. Due ragazze sorridenti e gentili, Cinzia e Valentina ci hanno accolto, assieme al nostro inseparabile cane. Ci hanno presentato un menu scritto a mano, accompagnato da una dettagliatissima descrizione a voce di ogni piatto.


Si tratta per lo più di piatti maremmani rivisitati con cura e attenzione per la qualità serviti con simpaticissime stoviglie in terracotta invetriata. Abbiamo provato alcuni piatti apprezzandone i sapori semplici e sinceri, merito dello chef Dario. Grande stupore poi ad un certo punto della serata quando la proprietaria del locale ha smesso i panni della cameriera per assumere quelli di una cantante provetta allietando gli ospiti con brani musicali italiani ed una voce ben impostata e calda. Auguri ragazze!



Per quest'anno, purtroppo, la Toscana è archiviata; sono già rientrata al lavoro e mi restano i ricordi di bei giri in bici e di ottimi sapori, la voglia di provare a fare i sottoli in casa (mi sono già attrezzata) e l'irrefrenabile desiderio di castagnini.

venerdì 19 agosto 2016

COCO: ICONA DI STILE

Sono convinta che non si diventi un'icona di stile per caso. Infatti spulciando tra le biografie dei personaggi importanti, si rintracciano spesso segni premonitori di talenti unici poi sbocciati in fama eterna. Per alcune persone sono soprattutto difficoltà e dolori a temprare il carattere e a contribuire a gettare le basi di un percorso capace di rimanere nella storia.
E' senz'altro il caso di Gabrielle Bonheur Chanel, divenuta celebre con lo pseudonimo di Coco. 


La fondatrice del marchio di moda più amato e desiderato dalle donne di tutto il mondo non ha avuto una vita né facile né agiata. 
Nacque il 19 agosto 1883 (113 anni fa!) in una famiglia assai modesta di Saumur, nella regione francese della Valle della Loira; il padre era un venditore ambulante, la madre era figlia di un locandiere e faceva la lavandaia. A seguito alla morte della madre, avvenuta a soli 32 anni, Gabrielle fu affidata insieme alle sue due sorelline alle suore dell’orfanotrofio di Aubazine. Non rivide mai più il padre e a chi le chiedeva di lui diceva che era andato in America a cercare fortuna.
I quasi sette anni trascorsi in orfanotrofio segnarono profondamente Gabrielle: nelle sue creazioni si possono rintracciare i segni dell’influenza del periodo in convento, l’amore per il bianco e nero, la passione per lo stile barocco, per l’oro e le gemme colorate, mutuata dall'opulenza degli abiti religiosi da cerimonia, che poi influenzò i suoi bijoux.
Superato il limite di età per restare in orfanotrofio, Gabrielle venne mandata presso una scuola di apprendimento delle arti domestiche: quando compì diciotto anni, nel 1901, iniziò a lavorare come commessa presso un negozio di biancheria e maglieria. Lì perfezionò le nozioni di cucito apprese dalle suore.
Qualche anno dopo, Chanel incontrò il grande amore della sua vita, Arthur “Boy” Capel, industriale, campione di polo e uomo di cultura che la incoraggiò finanziando le sue attività. I due andarono a vivere insieme a Parigi dove lui le anticipò i soldi per permetterle di aprire la sua prima boutique.
E così, nel 1910, Gabrielle aprì il primo negozio Parigi, al civico 21 di rue Cambon dove inizialmente vendeva cappelli da lei creati (cappelli ai quali toglieva ogni ornamento per renderli più semplici, leggeri ed eleganti), poi propose anche capi di vestiario.
Aveva una predilezione per la moda confortevole, androgina e sportiva: voleva emancipare la donna e renderla indipendente. Non a caso le sue prime clienti furono le lavoratrici, ma presto divenne nota anche nell’alta società: ricercati dalle più famose attrici francesi dell’epoca, i modelli della boutique fecero conoscere il nome di Chanel in tutta Parigi. Lo stile semplice ed elegante degli abiti fece scalpore ed in città furono in molti a cercare di imitarlo.
Nel 1913, Gabrielle aprì una seconda boutique nel raffinato centro balneare di Deauville, in Normandia, e presentò qui una collezione di abiti sportivi: la sua linea di indumenti in jersey si rivelò rivoluzionaria e cambiò per sempre la relazione delle donne con il proprio corpo.
Nel 1915, aprì la prima vera e propria maison di moda a Biarritz, sulla costa atlantica meridionale; nel 1918, aprì quella parigina, al 31 di Rue Cambon.
Verso la metà degli anni ‘20, Coco Chanel introdusse la petite robe noire, l’abito nero o little black dress, capo indispensabile nel guardaroba di ogni donna ora come allora. Negli stessi anni, diede vita alla moda dei gioielli fantasia: vistose pietre colorate, ciondoli, perle e cristalli creavano decorazioni che animavano capi dai tagli essenziali e minimali.
Ma la vera rivoluzione iniziò sulle strade dove si iniziarono a vedere donne con blazer maschili, camicette bianche e cravatte portate sopra gonne diritte: Coco aveva colto nel segno e portato avanti la sua rivoluzione ponendo capi maschili al servizio del guardaroba femminile; aveva liberato il punto vita e aveva accorciato la gonna poco sopra il polpaccio, senza però scoprire una delle parti secondo lei meno graziose del nostro corpo, ovvero il ginocchio.
Qualsiasi cosa facesse, grazie a quella sua allure di eterna sfida e di spinta innovativa, Coco riscuoteva immediato successo, come i capelli tagliati alla garçonne nel 1920. Nel frattempo, si delineava sempre più la sua idea di tailleur.
Nel 1921, Chanel presentò la sua prima fragranza, il profumo Chanel N°5: creato da Ernest Beaux, un tempo profumiere degli Zar, rivoluzionò il mondo della moda e della profumeria per molti motivi. Secondo le indicazioni da lei stessa fornite, il profumo doveva incarnare un concetto di femminilità eterna e senza tempo; in netta rottura rispetto alle fragranze in voga all’epoca, Beaux mescolò essenze naturali e alcuni prodotti di sintesi (le aldeidi) che erano state scoperte da pochissimo. Inoltre il profumo si presentava in un flacone essenziale e con un nome altrettanto essenziale.
Chanel trovava infatti ridicoli i nomi altisonanti dei profumi dell’epoca e decise di chiamare la sua fragranza con un numero: visto che corrispondeva alla quinta proposta olfattiva presentatale da Ernest Beaux, il profumo venne chiamato proprio così.
La consacrazione definitiva del profumo avvenne circa 30 anni dopo attraverso un’altra icona, Marilyn Monroe: nel 1952, in occasione di un’intervista, quando le domandarono cosa indossasse per dormire, l'attrice rispose “alcune gocce di Chanel N°5”.


Nel 1935, Gabrielle Chanel era al culmine della sua fama: impiegava 4.000 dipendenti ed era proprietaria di cinque boutique a Parigi. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale portò però alla chiusura di molte attività della Maison Chanel: rimase aperta una sola boutique in Rue Cambon, quella al numero 31, dove profumi e accessori continuavano a essere fortemente richiesti sia dai parigini sia dai soldati americani.
Dopo la guerra, nel 1954 e all’età di 71 anni, Coco Chanel organizzò la grande riapertura della sua maison: stanca delle tendenze stilistiche del tempo, ispirò una nuova rivoluzione della moda.
A questo punto, il tailleur firmato Chanel esplose in tutto il suo successo, un capolavoro dalle linee pulite e dal taglio sartoriale. La giacca si presentava dritta e morbida per dare libertà di movimento e la caduta perfetta della stoffa era assicurata grazie a una catena di metallo posta nel profilo interno, un accorgimento molto utilizzato in seguito, soprattutto negli anni ‘60, per la confezione di capi di alta sartoria. Il vezzo erano i bottoni a testa di leone, segno zodiacale della stilista, oppure a camelia, il suo fiore preferito, o con la doppia C, altro elemento iconico della griffe.

Ma le invenzioni geniali non erano affatto finite.
Nel 1955, Coco Chanel si pose l’obiettivo di inventare un nuovo tipo di borsetta che rispondesse alle esigenze della donna dell’epoca, attiva e dinamica: doveva essere un accessorio elegante ma allo stesso tempo pratico e funzionale rispetto alle pochette a mano che le donne erano obbligate ad indossare nelle occasioni formali e che impegnavano le mani. Su una borsetta matelassé (la classica impuntura a rombi) aggiunse una catena regolabile che permetteva di indossarla a spalla o a tracolla: i primi modelli furono fabbricati in jersey e in seguito fu impiegata la pelle.
La Chanel 2.55 – il nome si riferisce alla data della sua creazione, febbraio 1955 – rappresenta una sintesi perfetta della stilista che l’ha inventata e attinge alla sua storia.
Si dice infatti che il matelassé si ispirasse ai giubbotti dei garzoni di scuderia; che l’interno di color bordeaux intenso si ispirasse alle divise dei bambini dell’orfanotrofio in cui Coco viveva da piccola; che la fattura della catena ricordasse i portachiavi dei guardiani dello stesso orfanotrofio.
Si dice anche che, nella tasca sotto la patta di chiusura, Coco fosse solita conservare le lettere d’amore dei suoi spasimanti.

Nel 1957, Gabrielle realizzò un’altra creazione destinata alla fama eterna, ovvero la leggendaria scarpa bicolore con cinturino alla caviglia. Realizzata nel colore beige con punta nera a contrasto, la nuova scarpa esaltava la silhouette, accorciando il piede e slanciando la gamba. Divenne così famosa che, ancora oggi, ci si riferisce a quel modello – anche di altri marchi – con l’appellativo Chanel: tecnicamente, il nome del modello è slingback.



Negli anni ’60, furono molte le celebrità a vestire Chanel: Elizabeth Taylor, Grace Kelly, Jeanne Moreau, Jane Fonda e Jackie Kennedy che il gorno dell'omicidio del presidente USA tutti ricordiamo in un tailleur Chanel color rosa acceso con cappellino coordinato.

Nel 1970, Gabrielle Chanel presentò la fragranza N°19: il nome era ispirato alla data di nascita della grande stilista, appunto il 19 agosto. Realizzata dal maestro profumiere Henri Robert, questa incisiva fragranza floreale è rimasta un altro dei grandi successi firmati Chanel.
Purtroppo, l’anno dopo, Coco Chanel morì.

Difficile dimenticare una tale personalità.
Difficile non pensare alle sue frasi più tipiche:
Un uomo può indossare ciò che vuole. Resterà sempre un accessorio della donna.”
Nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro come un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri”.
La moda riflette i tempi in cui si vive, anche se, quando i tempi sono banali, preferiamo dimenticarlo”.
Difficile non pensare a lei quando, di fronte ad un armadio straripante, scegliamo di indossare la petite robe noire, sicure di non sbagliare.
Difficile non pensare a lei quando ci si ferma davanti lo specchio prima di uscire e ci si ripete il suo mantra: Prima di uscire, guardati allo specchio e levati qualcosa”.





giovedì 4 agosto 2016

"Frasi, citazioni e aforismi sui problemi"




Continua la saga "Frasi, citazioni e aforismi sui problemi" .



Ecco la citazione di oggi:
Quando ti dicono “il problema sono io, non tu” , ti stanno implicitamente dicendo che non sei neanche la soluzione.
(Anonimo) 

giovedì 28 luglio 2016

"Frasi, citazioni e aforismi sui problemi"




Continua la saga "Frasi, citazioni e aforismi sui problemi" .

Ecco la citazione di oggi: 

"Ogni successo compra soltanto un biglietto d’ammissione ad un problema più difficile."
(Henry Kissinger)

venerdì 22 luglio 2016

Cronache di tutti i giorni: dal pianeta casa, oggi, 22 luglio 2016.

Stamattina, prima di andare in ufficio, mi sono presa il lusso di fare una piccola pausa. 

Perché ogni tanto ci vuole quell'attimo in cui ti fermi e riordini le idee, “cazzeggi” senza ritegno, prendi una tazza di caffè in più, accarezzi con tanto affetto il tuo cane, guardi con occhi diversi il giardino che sembra chiedere disperatamente aiuto, riesci anche ad ottenere un “simil-grugnito” da un marito ancora assonnato. 

E' finchè ero in questo stato di grazia, girando il mio “calendario mentale” mi sono accorta che oggi è il 22 luglio.

Data qualsiasi, in verità.

Giorno in cui è nato Alessandro Magno, il mitiko Gorni Kramer direttore d'orchestra ed ideatore di “pippo non lo sa”, l'attore Ferruccio Amendola, Don Henley batterista e cantante solista degli Eagles nel successo di Hotel California. 

E' il 203º giorno del calendario gregoriano (il 204º negli anni bisestili).

Sembra strano, ma mancano solo 162 giorni alla fine dell'anno.

Fa caldo, ma è prevista pioggia.

Strano: non ci sono nuvole nel cielo. Anzi, a passeggio con il cane, una bella luna limpida, quasi intera, rischiarava i nostri passi.

E poi?

Mi pare di dimenticare qualcosa.......

Oggi è il compleanno della mamma!
Un compleanno speciale visto che si rappresenta con due paia di occhiali tondi tondi, senza le stanghette.
Auguri mamma!



giovedì 21 luglio 2016

"Frasi, citazioni e aforismi sui problemi"



Continua la saga "Frasi, citazioni e aforismi sui problemi" .

Ecco la citazione di oggi: 
 
La causa fondamentale del problema è che nel mondo moderno gli stupidi sono arroganti, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.
(Bertrand Russell)

venerdì 15 luglio 2016

"Frasi, citazioni e aforismi sui problemi"




Come promesso in questo post,  inizia la saga "frasi, citazioni e aforismi sui problemi"

Ed ecco la frase  per oggi:

"Che peccato che gli esseri umani non possano scambiarsi i problemi. Tutti sembrano sapere esattamente come risolvere quelli degli altri."
(Olin Miller)

mercoledì 13 luglio 2016

Vino, donne e canto




E' un periodo strano l'estate. La gente ha voglia di uscire di casa, complice il caldo che non accenna a smettere e le terribili zanzare tigre.
Ed ecco che, puntuali in relazione a queste esigenze, spuntano tante sagre, tante piccole feste in ogni paese. Anche nel territorio berico, ovviamente; con tanti appuntamenti, manifestazioni culinarie, spettacoli, intrattenimenti musicali, mostre, eventi sportivi, esposizioni e mercatini.
Insomma per tutti i gusti.
Basta fare un “giro” veloce in rete per scegliere tra molte opportunità:


il 14 luglio 2016 - "Festa dell'Anguria" a Vicenza presso il Parco Giochi di via Istria
Dal 14 al 28 luglio 2016 - "Serate Estive Agugliaresi" ad Agugliaro
Dal 15 al 17 luglio 2016 - "Gourmet on the Road" a Gallio
Dal 15 al 17 luglio 2016 - "Sagra del Carmine" a Mure di Molvena
Dal 15 al 18 luglio 2016 - "Sagra del Carmine" a Marano Vicentino
16 luglio 2016 - "Carnevale Estate" a Malo
Dal 22 al 24 luglio 2016 - "6^ Festa dei Motori" a Sossano
Dal 22 luglio al 26 agosto 2016 - "Sandrigo in Piazza" a Sandrigo
23 luglio 2016 - "4^ BBQ Day" ad Arcugnano
In ogni località, senza doversi spostare molto con l'auto, c'è qualcosa che può costituire un occasione per passare qualche ora in modo diverso.
Non sono mai stata tanto amante delle feste paesane, ma credo che abbiano un fascino non indifferente. 
Nelle notti d'estate mi basta trascinarmi sul balcone della camera per sentire (nemmeno molto in lontananza) le musiche delle giovani band o dei nostalgici del ballo liscio nelle contrade che circondano casa mia e per poter godere, a fine serata, degli immancabili fuochi di artificio.
Una di queste sere, se non arriva un bel temporale a salvare i miei sonni, mi decido ad uscire e ad andare anch'io ad una di queste feste.
Del resto il proverbio dice:
Se non puoi batterli, unisciti a loro”.

giovedì 7 luglio 2016

A proposito di .... boh!




 
Non se vi sia mai capitato, ma è da un po' di tempo che mi succede di ascoltarmi mentre parlo: sarà la vecchiaia, sarà che ritengo che anche i politici dovrebbero farlo, sarà non so cosa, ma lo trovo piuttosto divertente.

L'altro giorno stavo parlando di “problematiche” di lavoro e mi sono ascoltata mentre dicevo al mio interlocutore, leggi capo ufficio, che quando il problema diventa una problematica allora sì che la cosa si fa brutta.

E dentro di me  me la stavo proprio godendo.

Sì me la godevo a vedere che dall'altra parte del tavolo venivano meno le speranze, proprio perchè il problema si era già trasformato in una problematica.

Ma la problematica che cosa è? 
Chi vuol farsi del male può leggere la lunga disquisizione dell'Accademia della Crusca
 
Per i sempliciotti come me va bene anche la semplice definizione di uno dei tanti vocabolari:
Complesso di questioni relative a una scienza, a un argomento ecc.: p. scientifica, morale; insieme di problemi filosofici, culturali ecc. che un autore o un movimento si pongono e a cui tentano di dare risposta”
Certo ci ricordiamo tutti della problematica leopardiana, dato che abbiamo finito le superiori da poco.....
E così mi sono messa in mente che, da oggi, a cadenza settimanale, posterò qualche interessantissima citazione in tema, rubata dalla rete, ad iniziare dal caro vecchio Platone.

"Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta".